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15/01/2016
Interventi e buone pratiche per migliorare lo stato delle acque.

Parere favorevole della Giunta regionale sul progetto di piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po.



Il documento, che dovrà poi essere adottato dal Comitato istituzionale dell’Autorità di bacino entro il 22 dicembre 2015, si pone molteplici obiettivi da raggiungere entro il 2021: ridurre l’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, migliorare le condizioni idrologiche e idromorfologiche dei corsi d’acqua, recuperare i costi ambientali dell’acqua, comprendere meglio le cause degli impatti sulle risorse idriche, preservare la biodiversità, garantire la ritenzione naturale dei fiumi, sviluppare azioni per l’adattamento ai cambiamenti climatici e potenziare le politiche di governance. Per raggiungerli sviluppa 26 punti, linee d’azione promosse dalla Commissione europea per raggiungere gli obiettivi della Direttiva Quadro Acque dopo l’analisi dei piani di gestione del primo ciclo di tutta Europa.

Attualmente il 56% dei monitoraggi ambientali effettuati sui corsi d’acqua ha già raggiunto l’obiettivo “buono” relativo allo stato ecologico (ovvero che sono corsi d’acqua e laghi naturali vitali, in cui è permessa non solo la sopravvivenza di sporadici individui di specie animali e vegetali, ma la possibilità di vita di comunità biologiche ampie, diversificate e ben strutturate), dato che arriva all’83% per lo stato chimico.

“Il piano - approfondisce l’assessore regionale all’Ambiente, Alberto Valmaggia - riguarda fiumi, laghi e acque sotterranee e prevede interventi strutturali ma anche regolamenti e buone pratiche per raggiungere il buono stato delle acque. L’applicazione della direttiva diventa operativa con il piano di gestione del distretto idrografico, che per il Piemonte è quello del Po. Obiettivi, misure, orientamenti, modalità di attuazione, stanno perdendo quindi la connotazione locale per acquisire la dimensione del bacino: le politiche vengono integrate tra tutte le Regioni padane, poiché l’acqua non si ferma ai confini amministrativi”.

Punti di riferimento per l’elaborazione della nuova pianificazione sono stati il quadro delle problematiche ambientali ancora presenti nel bacino padano e le osservazioni puntuali fornite dalla Commissione Europea a seguito della valutazione approfondita della prima applicazione della Direttiva 2000/60 nei Paesi dell’Unione. La principale problematica non riguarda in modo specifico gli inquinamenti, ma la gestione delle acque nel loro complesso. La situazione è simile sia a livello delle Regioni del bacino del Po sia a livello degli altri Stati europei. L’attività svolta dalla Regione Piemonte per la predisposizione degli elaborati del piano è consistita anche nella redazione di uno specifico programma contenente le azioni per corpo idrico.

“Seguendo la strategia delineata dall’Unione Europea - annota ancora Valmaggia - si è colta l’occasione di questa fase di revisione del Piano di Gestione del Po per promuovere una maggiore sinergia con la Direttiva Habitat, la Direttiva Alluvioni 2007 e il correlato piano di gestione del rischio alluvioni, in adozione da parte del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po con le stesse scadenze del piano di gestione, nonché con il Programma di sviluppo rurale regionale”.






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