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18/03/2015
Il mercato del lavoro in Piemonte.

È un quadro in chiaroscuro quello del mercato del lavoro in Piemonte nel 2014 che emerge dal complesso dei dati Istat, Inps e dell’Osservatorio regionale, illustrati il 18 marzo dall’assessore Gianna Pentenero: si risente ancora della pesante crisi economica, ma si cominciano ad intravedersi degli spiragli di ripresa.

Un andamento che pare confermato dalle prime rilevazioni del 2015: le assunzioni a tempo indeterminato standard (cioè al netto di fattispecie contrattuali specifiche, come il lavoro domestico o il lavoro intermittente a tempo indeterminato) sono state dal 1° gennaio al 15 marzo 25.480, contro le 17.304 dello stesso periodo del 2014, cioè 8.200 unità circa in più, pari a una crescita del 47,2%.

Occupazione e disoccupazione. Secondo le stime dell’Istat, nel 2014 resta sostanzialmente stabile l’occupazione, con 1.773.000 addetti, 2.000 in più dell’anno precedente, con una variazione quindi marginale dell’1%, in un contesto, quello del Nord Italia, che appare più dinamico (+8%), a fronte di un forte arretramento del mezzogiorno ( - 45.000 unità). Per il Piemonte il 2014 pare diviso in due: un primo semestre in cui si fanno ancora sentire gli effetti della recessione che ha colpito con forza nel 2013 (-15.000 occupati in media con una marcata flessione nei servizi e nelle costruzioni e un saldo positivo nell’industria manifatturiera) e un secondo semestre in ripresa (+19.000 addetti), con un recupero nel terziario ma un rallentamento negli ultimi mesi nel ramo industriale, forse indotto dal picco di licenziamenti di fine anno. La media annua, frutto di dinamiche contrapposte che tendono a compensarsi, vede un incremento degli occupati nel settore agricolo, nell’industria in senso stretto e nell’area commercio/turismo, mentre diminuiscono gli addetti nelle costruzioni e nei servizi non commerciali. Quanto alla disoccupazione, i dati Istat parlano di 226.000 persone in cerca di lavoro nel 2014, con un aumento di 17.000 unità rispetto al 2013, cifra che fa arrivare il tasso all’11,3% con un’accelerazione nell’ultimo trimestre, interessando maggiormente le donne, soprattutto per le difficoltà nella prima fase di inserimento al lavoro, mentre la disoccupazione maschile cresce per effetto della perdita dell’occupazione di soggetti adulti. “Non accenna a diminuire - ha rilevato Pentenero - la disoccupazione giovanile, che raggiunge nella fascia fino a 24 anni il 42,2%, un punto e mezzo in più rispetto al 2013. È un dato in linea con la media nazionale, e ricordiamo che i livelli generali di disoccupazione in Piemonte sono invece di un punto e mezzo al di sotto di quelli italiani, e che si colloca di quasi 10 punti al di sopra del livello medio delle regioni settentrionali (32,7%), a sottolineare una specifica gravità della questione giovanile sul territorio piemontese e l’urgenza di rafforzare gli interventi di politica attiva finora svolti, con il consolidamento del progetto Garanzia Giovani, i cui risultati cominciano a essere incoraggianti”.

Gli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda la cassa integrazione, il 2014 è caratterizzato dalla progressiva caduta della domanda per tutte e tre le tipologie in uso. I dati sulle ore di integrazione salariale autorizzate diffusi dall’Inps evidenziano in Piemonte una rilevante flessione della cassa integrazione ordinaria (- 33%, -17,5 milioni di ore), che ha tempi di approvazione relativamente brevi. Secondo i dati a disposizione della Regione diminuiscono anche le richieste di cassa integrazione straordinaria (CIGS) e in deroga. Nel primo caso, a fine anno risultano 26.000 lavoratori coinvolti nelle procedura ancora attive, rispetto ai 40.000 di fine 2013 (- 34%). I dati diffusi dall’Osservatorio Inps sul monte ore di CIGS evidenziano invece un aumento rilevante della straordinaria, perché l’Inps fa riferimento alle autorizzazioni, che vengono concesse solo 8/9 mesi dopo il periodo di inizio delle sospensioni dal lavoro. Nel caso della cassa integrazione in deroga si passa, invece, da 32,6 milioni di ore approvate a preventivo nel 2013 a 25,9 milioni del 2014, pari a - 20,6%. Alla flessione della cassa straordinaria e in deroga si contrappone una crescita delle iscrizioni nella lista di mobilità, che tende a concentrarsi nella seconda metà dell’anno, quando si avvicina la scadenza del 31 dicembre, che segna il passaggio ad una gestione meno favorevole per gli iscritti, con la diminuzione dei tempi di copertura dell’indennità (da 3 a 2 anni per gli ultracinquantenni, da 24 a 18 mesi per i soggetti fra 40 e 49 anni): l’aumento su base annua è dell’ordine del 12%, ma ad un primo semestre piuttosto piatto segue, ovviamente, un’accelerazione progressiva, fino a sfiorare il 100% di aumento nelle ultime mensilità, un processo che si completa solo con le iscrizioni approvate nel primo trimestre 2015. Se si considerano le uscite per licenziamento collettivo nel solo mese di dicembre, si passa da valori medi prossimi alle 2.000 unità degli ultimi anni alle oltre 5.000 del 2014, con un’espansione che, come si è detto, pare riflettersi anche sui livelli di disoccupazione stimati dall’Istat nel quarto trimestre 2014.

Le assunzioni. Il panorama sui movimenti di flusso appare moderatamente positivo. I dati annuali mostrano un incremento degli avviamenti attestato intorno al 6% (pari a +2,9% di full time equivalent) trainato dalla ripresa dell’industria e dei servizi alle imprese (+ 10%), mentre resta critica la performance delle costruzioni (-4,3%) e stagnante l’area commerciale e turistica (+0,2%), dove però va valutato il parziale spostamento della domanda più flessibile dal lavoro intermittente verso il sistema a voucher del lavoro accessorio, non registrato dalle comunicazioni obbligatorie. Il dato dell’industria in senso stretto rivela, ad un’analisi più approfondita, aspetti significativi che fanno pensare ad un incoraggiante consolidamento della domanda: crescono infatti in questo settore sia le assunzioni a tempo indeterminato (+10%), in misura superiore a quelle di natura precaria (+8%), demandate in buona parte alla somministrazione, sia, sul piano professionale, le componenti di natura più strategica, cioè le figure tecniche (+14%) e quelle operaie specializzate (+17%).

“Il 2014 - ha voluto evidenziare l’assessore - si pone come annualità interlocutoria, tutt’altro che esaltante ma di transizione, si spera, verso una fase di ripresa che potrebbe consolidarsi nel corso del 2015. Ci sono tutte le premesse di base sul versante economico, in specie il crollo del prezzo del petrolio e l’indebolimento dell’euro, anche se appare ancora asfittico il mercato interno e le indagini previsionali condotte nel sistema delle imprese segnalano ancora il persistere di difficoltà congiunturali e un clima di scarsa fiducia nelle prospettive di breve periodo. L’anno appena trascorso segna inoltre l’avvio di un processo di cambiamento importante ed esteso della normativa sul mercato del lavoro, che investe l’insieme degli istituti ora in vigore e lo stesso assetto istituzionale e che troverà compimento nel primo semestre 2015. Si tratta di un passaggio delicato, che segna lo spostamento dell’intervento pubblico dalle politiche passive a quelle attive, con un più alto grado di interazione fra queste due componenti, e dove si delinea un ragguardevole impegno per migliorare la condizione giovanile sul mercato. Resta il rischio, invero elevato, che il marcato ridimensionamento della cassa integrazione (chiusura della cassa in deroga e ridimensionamento di quella straordinaria e ordinaria) non sia, almeno nella prima fase, compensato da un lato dall’entrata a regime dei fondi di solidarietà e dal rafforzamento dei contratti di solidarietà, e dall’altro dalla razionalizzazione e dal potenziamento delle politiche per l’impiego, lasciando esposte soprattutto le piccole imprese e i loro dipendenti, che hanno potuto contare in questi anni sul salvagente rappresentato dalle deroghe”.

In definitiva, secondo Pentenero “sussistono le condizioni per un rilancio non peregrino o aleatorio della nostra economia e di un rientro da livelli di disoccupazione senza precedenti, anche se il percorso non sarà sicuramente lineare e dovremo convivere ancora a lungo con situazioni di crisi industriale e con elevati tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile”.







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