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22/10/2014
Scende a 20.000 euro il limite per gli assegni di studio.

La Giunta regionale ha abbassato da 40.000 a 20.000 euro il limite di reddito Isee che le famiglie piemontesi devono avere per accedere ai contributi per gli assegni di studio.

La decisione di modificare il piano triennale di interventi in materia di istruzione, diritto allo studio e libera scelta educativa per gli anni 2012-2014 è stata definita dall’assessore all’Istruzione, Gianna Pentenero, “un atto più che mai necessario in un momento in cui l'emergenza sociale impone di orientare le risorse pubbliche disponibili a favore di chi è in uno stato di reale necessità''.

“Nell’attesa di elaborare un bando entro fine anno che ci permetta di programmare gli investimenti in materia di diritto allo studio, abbassare il tetto massimo a 20.000 euro per tutti - ha proseguito Pentenero - oltre ad uniformare i criteri di accesso alle graduatorie vuol dire consentire una maggiore equità nell’erogazione dei contributi ed eliminare lunghe liste d’attesa destinate a non poter essere esaurite visto il difficile momento economico in cui si trovano le amministrazioni pubbliche”.

La legge n.28/2007 prevede che la Regione, per rendere effettivo il diritto allo studio ed all’istruzione e formazione per tutti gli allievi delle scuole statali, paritarie e dei corsi di formazione professionale organizzati da agenzie formative accreditate e finalizzati all’assolvimento dell’obbligo formativo, eroghi, nei limiti delle risorse disponibili, assegni di studio differenziati per fasce di reddito a parziale copertura delle spese di iscrizione e frequenza e per i libri di testo, attività integrative previste dai piani dell’offerta formativa, trasporti. Negli scorsi anni la soglia reddituale era stata portata fino a 40.000 euro con due binari differenti: per le scuole statali le richieste di contributo venivano soddisfatte partendo dagli Isee più bassi. mentre per le paritarie veniva considerata l’incidenza della retta scolastica sul reddito Isee.

Nella stessa seduta del 20 ottobre la Giunta ha anche dato il primo via libera al piano di indirizzo generale sulla programmazione della rete scolastica per l’anno 2015-2016, che fissa indirizzi e criteri generali per l’acquisizione o il mantenimento dell’autonomia degli istituti, per i punti di erogazione del servizio, per il dimensionamento delle scuole e per i centri provinciali per l’istruzione degli adulti.
Secondo il documento le istituzioni scolastiche, per acquisire o mantenere l’autonomia, dovranno privilegiare gli accorpamenti nell’ottica di raggiungere la media indicativa di circa 950 alunni per istituto, assetto che consentirebbe di evitare duplicazioni e sovrapposizioni di analoghi indirizzi e opzioni già funzionanti nel medesimo ambito territoriale e di superare la situazione in cui attualmente operano le autonomie, costrette a gestire la propria offerta formativa in situazione di reggenza, ovvero in mancanza di un dirigente scolastico titolare. Le nuove sezioni di scuola dell’infanzia verranno autorizzate dalla Regione, in condivisione con l’Ufficio scolastico regionale, sulla base delle richieste presentate dai Comuni ed attivando consultazioni con i soggetti interessati nel rispetto della libera scelta educativa delle famiglie. Saranno privilegiate le domande dei Comuni dove manca il servizio pubblico e dove sia necessario avviare il completamento di sezioni già funzionanti a orario ridotto nell’anno scolastico 2014/2015 e per le scuole con allievi in lista di attesa, con riserva del 30% dei posti complessivo ai comuni il cui territorio è montano, ed ai comuni in situazione di marginalità. Per quel che riguarda i Centri per l’Istruzione per gli Adulti (CPIA), vengono confermati i 10 attivati quest’anno. Il nuovo atto prevede inoltre che nelle aree dove non sia stato possibile attivarli sarà possibile avviare sperimentazioni utili a valutare ed individuare l’organizzazione e la tipologia di offerta idonee al fine di estendere l’accesso all’istruzione per gli adulti. Spetterà alle Province individuare, per ciascun CPIA, la sede ed i punti di erogazione. Le opzioni ed articolazioni per degli Istituti tecnici e professionali dovranno essere richieste per singola sede ed essere coerenti con i percorsi già avviati nel 2013/14. Confermati i parametri per “punti di erogazione del servizio”, e quindi per i plessi della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, le succursali e le sezioni staccate di scuola secondaria di I grado, le scuole coordinate, le succursali, le sezioni staccate e le sezioni annesse o aggregate della scuola secondaria di II grado. Leggi le tabelle

“Il piano è stato elaborato tenendo in considerazione la peculiarità della rete scolastica piemontese - ha sottolineato l’assessore Pentenero - caratterizzata da una significativa articolazione, che riflette la frammentarietà della distribuzione territoriale e amministrativa del Piemonte, particolarmente marcata nelle aree montane: infatti, 870 Comuni su 1.206 risultano avere almeno un punto di erogazione del servizio scolastico. Nel 2014/2015 la rete scolastica piemontese risulterà complessivamente formata da circa 4.300 sedi, di cui il 19% appartenenti alla scuola non statale. Il servizio statale sarà gestito da 587 istituzioni autonome e da 10 C.P.I.A. Abbiamo dunque lavorato pensando ad un’offerta formativa in grado di presentare una gamma di opportunità che tenga conto della reale domanda territoriale, così da armonizzare le esigenze educative personali alle specifiche esigenze formative necessarie allo sviluppo economico del territorio e ad una migliore occupabilità dei giovani. Entro il 21 novembre 2014 le Province dovranno trasmetterci le proposte dei Piani di dimensionamento e dell’offerta formativa. per consentire poi alla Regione di arrivare all’approvazione definitiva del documento entro entro il 31 dicembre 2014”.















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