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15/10/2014
Il piano di riforma della Regione.

Il presidente Sergio Chiamparino e il vicepresidente Aldo Reschigna hanno presentato il 14 ottobre in Consiglio regionale il piano di riforma per fronteggiare la difficile situazione finanziaria della Regione, messo a punto il giorno prima dalla Giunta a seguito del giudizio di parificazione della Corte dei Conti sul rendiconto 2013.

Dapprima è intervenuto Reschigna, che per prima cosa ha evidenziato “la necessità di avere certezze. Non possiamo aspettare i tempi di pronuncia della Corte costituzionale sul quesito posto dalla Corte dei Conti piemontese, perché un conto è ragionare su 2,6 miliardi di disavanzo, un altro su 7,5. Poi vanno aggiunti una serie di elementi come 1,5 miliardi in ambito sanitario, 570 milioni di fondi da reimpostare, 750 milioni derivanti dall’analisi dei residui attivi e passivi. Nel 2015 e il 2016 avremo le rate di ammortamento dei mutui contratti in precedenza al livello più alto, e il prossimo anno dovremo chiudere con 170 milioni di cofinanziamento regionale la partita dei fondi comunitari 2007-2013”.

“Pertanto - ha proseguito Reschigna - oggi non siamo nelle condizioni per predisporre una legge di bilancio che garantisca l’equilibrio dei conti, perché potremmo affrontare solo le spese obbligatorie e non quelle per le politiche sociali, il diritto allo studio, l’agricoltura e l’ambiente. Se nel passato si spendeva più di quanto si introitava, ora occorrono decisioni molto forti per permetterci di continuare ad intervenire a favore dello sviluppo economico e sociale del Piemonte”.

Il vicepresidente ha quindi delineato le misure che dovranno consentire di costruire il futuro: “Richiederemo al Governo un intervento straordinario che andrà accompagnato da un rigoroso processo di razionalizzazione della spesa regionale: riduzione degli uffici decentrati da 24 a 15, da riportare tutti in immobili di proprietà; diminuzione delle sedi dell’Arpa, senza però sguarnire i territori, e trasferimento delle stesse in edifici di proprietà o in comodato d’uso dai Comuni; vendita di tutto il patrimonio immobiliare vendibile; riorganizzazione seria della sanità, in modo che essa spenda solo le risorse che arrivano dallo Stato, l’indizione delle gare per il trasporto pubblico locale. Inoltre, si dovrà far combaciare gli ambiti dei consorzi socio-assistenziali con quelli dei distretti, consentire alle Atl di fare anche attività economica per recuperare parte dei loro costi, costituzione di un’agenzia forestale che sappia valorizzare le risorse dei boschi”. Per quanto riguarda il personale della Regione, “una risorsa e non un problema, perché c’è bisogno del protagonismo dei dipendenti per accompagnarci in questo progetto”, si prevedono la diminuzione dei settori da 131 a meno di 100 ed un nuovo accordo sulla cosiddetta “rottamazione dei dirigenti” che riconosca solo la corresponsione del numero di mensilità che mancano alla pensione e non i 24 mesi riconosciuti dalla precedente amministrazione.

A chiudere il dibattito è stato il presidente Chiamparino: “Se non si interviene, la Regione non sarà più in grado di accompagnare la crescita e la coesione sociale della comunità piemontese. Al Governo chiederemo innanzitutto certezza nell’interpretazione del diritto, per sapere se i fondi del decreto legge 35 vanno considerati un’anticipazione o un indebitamento. In secondo luogo, una possibile rinegoziazione del debito: noi paghiamo circa 650 milioni l'anno, tre volte tanto quello che pagano altre Regioni del Nord, che vogliamo ridurre in modo anche usando il patrimonio immobiliare”.

“Normalmente - ha poi rilevato - quando fa piani di salvataggio il Governo chiede di portare la tassazione al massimo. Io vorrei essere molto chiaro: se costretto a ritoccare l’Irap, lascio l’incarico di presidente della Regione. Faremo tutto il possibile per non aumentare neppure altre tasse. Ma se dovessimo intervenire, lo faremmo cercando di migliorare la situazione di chi si trova nei primi scaglioni di reddito”.

“La responsabilità politico-amministrativa - ha concluso Chiamparino - è nostra. Non perché abbiamo provocato la situazione, ma perché i piemontesi ci hanno chiesto di affrontarla Intendiamo agire cercando un confronto e un dialogo con tutte le forze politiche e sociali, e possiamo cogliere questa occasione negativa per rifasare la Regione su quello che la società ci chiede".

Riguardo alle partecipate, il presidente ha sostenuto che “alcune sono rilanciabili, come le Terme di Acqui, altre andranno liquidate. Finpiemonte Partecipazioni sarà incorporata in Finpiemonte perché è giusto che la Regione faccia programmazione e non imprenditoria, mentre il CSI dovrà mantenere in Piemonte le funzioni strategiche e portare gradatamente sul mercato le altre unità di business, valorizzandone le professionalità”.

Parlando poi con i giornalisti, Chiamparino ha proposto un taglio delle indennità di assessori e consiglieri: “Un piano di questo genere non può non essere accompagnato da una riduzione significativa dei costi della politica. Per me il riferimento è quello della Costituzione, che quando sarà modificata dirà che il limite è lo stipendio del sindaco del Comune capoluogo. Se nel frattempo il Consiglio regionale, al quale noi ci affidiamo, non troverà l’accordo faremo noi una proposta. L'idea è quella di un taglio delle indennità attuali del 10-15%".







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