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25/09/2014
Controlli a tappeto della Polstrada Alessandria.

Nell’attività di contrasto e repressione dell’illegalità in materia di circolazione stradale, sul territorio provinciale, è tolleranza zero. Questa mattina, la pattuglia di Valenza, uno dei sette reparti operativi della Sezione Polstrada di Alessandria, all’uscita del casello autostradale di Casale Monferrato, ha fermato un autocarro condotto da M.L., cittadino italiano di anni 44.
Durante il controllo gli agenti hanno avuto modo di notare che il conducente aveva l’alito vinoso. Pertanto, veniva sottoposto al controllo con etilometro, apparecchiatura in dotazione a tutte le auto della Polizia Stradale, ventiquattro ore al giorno, dal quale è risultato avere un tasso di alcolemia superiore a 1 g/l. Dal 2010, il legislatore ha vietato la guida dopo aver assunto bevande alcoliche e sotto l’influenza di queste, tra gli altri, ai i conducenti di autoveicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t. La patente di guida dell’autotrasportatore è stata immediatamente ritirata e verrà inviata al Prefetto per la sospensione.
Il veicolo, al momento carico, veniva affidato ad altro soggetto, “sobrio” fatto intervenire sul posto dal proprietario.

Il conducente è stato deferito all’Autorità Giudiziaria e rischierà il licenziamento per giusta causa.
Ma non è tutto.
Nello scorso fine settimana non sono mancati altri interventi di rilievo della Polizia Stradale alessandrina: E.H.A. è stato fermato forse dall’unico poliziotto in grado di capire il valore di quel velocipede rubato ed è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria. Il veicolo su cui viaggiava era un comune furgone come tanti che si vedono in movimento sulle autostrade, forse un po’ “vecchio” ma efficiente e rispettoso di tutte le indicazioni del Codice della Strada. Il suo autista, E.H.A. sia pur straniero, era regolare sul territorio nazionale ed in possesso di valida patente di guida italiana. In viaggio nello scorso fine settimana dal Veneto era diretto a Genova dove si sarebbe imbarcato, ma sull’A/26 dei trafori è stato fermato da una pattuglia in forza alla Polstrada di Alessandria ed in servizio alla Sottosezione di Ovada. Carta di circolazione, patente, assicurazione, luci e gomme, tutto regolare... forse un eccesso di carico (regolarmente sanzionato).
Con l’apertura del furgone sono emerse masserizie, elettrodomestici e valige varie, ed anche una decina di biciclette piuttosto vecchie e comunque non meglio identificabili. Tra tutte però l’esperto capopattuglia ha notato quella bicicletta da corsa in fibra di carbonio, con cerchi in alluminio, smontata e nascosta tra la merce trasportata.

L’operatore di Polizia, uno sportivo praticante, uno di quelli che “pedala” per passione, ha subito notato che quella bicicletta era un pezzo unico, una di quelle biciclette che il costruttore assembla sulle indicazioni del proprietario. Sono state necessarie diverse comunicazioni con i produttori di biciclette da corsa, ma finalmente è stato individuato quello che aveva prodotto con il proprio marchio quel velocipede, che ha poi fornito le generalità della persona per cui era stata costruita. Non credeva alle proprie orecchie C.A. della provincia di Venezia quando al telefono gli è stato chiesto di fornire dettagli sulla sua bicicletta da corsa, del valore di oltre 6.000,00 euro.
L’incredulità si è trasformata in gioia quando, attraverso una mail, è stato possibile far visionare le immagini del velocipede che è stato riconosciuto.
Era proprio la bicicletta rubata pochi giorni prima. E.H.A. classe 1975, residente nel Veneto è stato tratto in arresto perché ritenuto gravemente indiziato del delitto di ricettazione. Il Giudice di Alessandria in data odierna ha convalidato l’arresto ed accettato la pena concordata ad anni 1 e mesi 4 di reclusione + la multa.

Variano le tipologie di illiceità sulle strade della provincia, ma non cambia il livello di attenzione della Polstrada alessandrina che, attraverso un articolato sistema di “controllo a rete” a maglie strette, riesce a dare il segnale della sua presenza anche nei casi di reato tradizionalmente considerati meno rilevanti.





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