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11/11/2013
Sotto controllo le liste d’attesa per gli interventi chirurgici.

“L’esame dei dati che riguardano le liste di attesa per gli interventi chirurgici evidenzia di fatto la capacità del sistema sanitario piemontese di dare una buona risposta per gli interventi maggiori, in particolare quelli collegati a patologie tumorali o il cui rinvio può provocare conseguenze gravi e invalidanti”: l'assessore regionale alla Sanità, Ugo Cavallera, replica così al gruppo consigliare del Pd, che a distanza di un mese ha riproposto l'8 novembre all’attenzione dell’opinione pubblica l’annoso problema delle liste d’attesa, questa volta per gli interventi chirurgici.

“Le liste d’attesa più lunghe per gli interventi minori - prosegue l'assessore - sono anche dovute al fatto che gli ospedali definiti hub o di riferimento effettuano anche questo tipo di operazioni. Se gli ospedali hub effettuassero principalmente gli interventi chirurgici di maggiore complessità, sarebbero smaltiti più rapidamente anche quelli minori. Infatti, i tempi più lunghi per questi interventi si registrano negli ospedali di riferimento e meno in quelli cardine e territoriali. Questo è lo sforzo che stiamo facendo nel dare concretezza alla rete ospedaliera”.

Le linee guida sulla gestione delle liste si basano sul principio di selezione dei pazienti alle prestazioni sanitarie in base al criterio di priorità clinica Il principio si utilizza per le prestazioni programmabili e non nei casi di emergenza e di urgenza non differibile e per le visite e i trattamenti in ricovero per controlli e per il follow-up. Il paziente è trattato quindi non solo sulla base dell’ordine di prenotazione, ma l’ordine deve essere osservato all’interno di ogni classe di priorità. I criteri di selezione (tratti dalle indicazioni degli accordi Stato-Regioni) si basano su quattro classi di priorità: A (entro 30 giorni), B (entro 60 giorni), C (entro 120 giorni), D (entro 12 mesi). Sono previste particolari modalità di programmazione per gli interventi chirurgici urologici e di protesi dell’anca (primo impianto e reintervento). La classe D è di fatto assimilabile ai ricoveri per follow up (controlli periodici) o per varie tipologie di interventi successivi ad un intervento principale, anche se nella registrazione regionale vengono indicate modalità specifiche di registrazione nella scheda di dimissione ospedaliera.

I dati disponibili sono molto disaggregati e necessitano di analisi specifiche: per molti, la casistica è assai limitata e vi sono numerose rilevazioni che potrebbero derivare anche da registrazioni imprecise dei codici di intervento. Per i ricoveri in day hospital /day surgery, che riguardano le patologie meno gravi si osservano criticità soprattutto per gli interventi di tonsillectomia e di emorroidi. Si evidenzia un problema significativo negli interventi alla mano, al piede e vertebrali per le classi di priorità B e C. Per la cataratta vi sono dati molto variabili ed occorre esaminare il day hospital, dove viene effettuata la gran parte dell'attività. Anche in questo caso va rilevato che vi sono alcuni presidi in cui i tempi sono superiori a quelli attesi, ma per gli interventi con priorità A e B in molti casi vengono rispettati i parametri richiesti. Le difficoltà rilevabili sono oggetto di attenzione dell’assessorato e si sta programmando una verifica puntuale per le aziende che presentano particolari problematicità. La carenza di anestesisti è un problema storico a livello nazionale, ed in Piemonte le deroghe richieste in questi mesi sono state concesse per 22 medici anestesisti.

Cavallera puntualizza infine alcuni altri aspetti: “La riconversione del personale che opera nei piccoli ospedali è già prevista dai provvedimenti regionali ed anche il miglior utilizzo delle sale operatorie è un’indicazione che da tempo abbiamo fornito alle aziende, tant’è che è stato sottoscritto di recente con i sindacati medici l’accordo per la mobilità a seguito di ristrutturazione. Appaiono eccessivamente allarmistici i timori di una fuga all’estero dei pazienti piemontesi, in particolare verso la Francia, a seguito dell’entrata in vigore della direttiva sul libero accesso alle cure dei cittadini. Estrapolare casi limite anche clamorosi non è utile per una completa comprensione del problema e può contribuire a creare un’immagine della sanità piemontese che non corrisponde alla realtà complessiva, che è positiva come dimostrano i dati del Programma nazionale esiti di Agenas.







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