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17/08/2013
Il piano di promozione del tartufo.

Definito dalla Giunta regionale il piano delle attività di promozione del tartufo per il 2013, che ha un valore complessivo di 500mila euro finanziato con le risorse ricavate dai tesserini dei trifolai.

Il programma, che ha aveva ricevuto l'assenso preventivo della neo Consulta per la valorizzazione del patrimonio tartufigeno piemontese, sarà gestito operativamente dall’Ipla, l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente, in stretta collaborazione con la Consulta stessa, l’Unione delle associazioni dei trifolai, le organizzazioni agricole, l'Istituto Protezione delle Piante e il Centro nazionale studi tartufo.

Quattro gli ambiti di attività a cui verranno destinate le risorse, a cominciare da 200mila euro per ripristinare le indennità ai proprietari delle piante tartufigene. Il contributo era assente da tre anni e riguarda circa 180mila persone (sulla base delle ultime domande presentate nel 2011, ma non più finanziate) che riceveranno 7 euro a pianta se sceglieranno di tutelare e preservare sui propri terreni questo patrimonio, mettendolo a disposizione della ricerca libera da parte dei trifolao. Altri 100mila euro andranno al recupero e alla gestione delle tartufaie pubbliche con uno specifico bando rivolto ai Comuni e alle Province, che si chiuderà a novembre 2013 e finanzierà il 50% delle spese sostenute per gli interventi di salvaguardia. Il piano prevede anche due progetti a regia regionale, del valore in tutto di 100mila euro, per potenziare l'immagine dell'enogastronomia piemontese in vista dell'Expo 2015. I due progetti verranno definiti dalla Consulta entro l'inizio della stagione tartufigena. Infine, 100mila euro saranno destinati al sostegno delle 20 fiere del tartufo ospitate sul territorio piemontese. Questo intervento assume particolare rilevanza, perché, a causa della crisi e della contrazione degli sponsor, molte fiere erano a rischio di realizzazione. Invece, per la prima volta a tutte verrà riconosciuto un contributo e, soprattutto, lo si farà con un meccanismo proporzionale che premia la tipologia di manifestazione (regionale, nazionale o internazionale) e la sua durata, assegnando 2.000 euro alle fiere regionali, 5.000 alle fiere nazionali della durata di una domenica e 7.000 a quelle di durata superiore, 17.000 per le fiere a carattere internazionale.

In autunno il Piemonte convocherà sul proprio territorio un incontro con le 13 Regioni italiane interessate dalla tartuficoltura (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata), facendosi promotore di una proposta di legge di iniziativa regionale che sostituisca e rinnovi l’attuale normativa nazionale, la n.752 del 1985. “Una disciplina che ha quasi 30 anni - osserva Alberto Cirio, assessore regionale al Turismo e alla Tartuficoltura - e che necessita di una profonda revisione soprattutto sotto il profilo fiscale, che oggi crea grosse ingiustizie come il doppio pagamento dell’Iva che i commercianti sono costretti a versare sia quando comprano il tartufo che quando lo rivendono. Purtroppo in questi anni si sono avvicendati vari parlamentari che, con buone intenzioni e volontà, hanno tentato di avviare l’iter per una nuova normativa, che eliminasse in particolare questo problema della fiscalità. Ma nulla, con nessuna maggioranza al Governo, si è mai realizzato. Forse perché così settoriale e limitato ad alcune aree geografiche, l’argomento non ha mai ricevuto dal Parlamento la giusta sensibilità. Per questo motivo e a fronte degli insuccessi negli anni, con la Consulta abbiamo deciso di lavorare a una nuova legge su proposta delle Regioni italiane del tartufo, in modo da definire il testo di una proposta che faremo approvare da tutti i 13 Consigli regionali prima di inviarla al Parlamento. Con questa modalità innovativa risolveremo innanzitutto il problema del disinteresse di alcuni parlamentari, che verranno così stimolati direttamente dai loro territori di provenienza. Inoltre, avremo maggiore forza all’interno della Conferenza Stato-Regioni per pretendere che la proposta di legge venga calendarizzata e discussa. Infine, come ultima considerazione di carattere politico, il testo che proporremo sarà espressione di Regioni con Giunte di maggioranze diverse e, quindi, avrà una portata trasversale che potrà garantire una maggiore attenzione da parte del Parlamento”.





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