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06/10/2011
Primo passo per la deroga ai nitrati.

E’ il frutto di un articolato percorso di concertazione intrapreso dalle cinque Regioni della pianura padana (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Emilia Romagna) con i Ministeri all’Agricoltura e dell’Ambiente e la commissione competente l’approvazione decretata il 4 ottobre dal Comitato nitrati della Commissione europea per la richiesta di deroga presentata dall’Italia per innalzare, in determinate condizioni, da 170 a 250 kg il limite massimo di azoto di origine zootecnica per ettaro.

Il voto favorevole è propedeutico alla formalizzazione della Commissione europea, atto prevedibile entro la fine dell’anno, in modo da poter attivare la deroga dal 2012. Le aziende interessate dovranno presentare una richiesta ufficiale di adesione.

A supporto dell’iter che ha condotto all’approvazione c’è stato un lavoro tecnico-scientifico finanziato dalle 5 Regioni, mediante il quale è stata fornita la documentazione indispensabile per avanzare la richiesta di deroga. Lo studio è stato coordinato dal Centro ricerche produzioni animali, con il rilevante appoggio scientifico dell’Università di Torino e dell’Ente nazionale per i servizi e alle foreste della Lombardia.

Parallelamente, la Regione Piemonte si è impegnata sul fronte della semplificazione dell’impianto normativo per l’applicazione della direttiva: il nuovo regolamento regionale inerente l’utilizzo agronomico degli effluenti di allevamento entrerà in vigore il 1° gennaio 2012 e conterrà, tra le altre misure, uno snellimento delle regole per la gestione dei piano di utilizzazione agronomica: tra i cambiamenti più importanti, una dichiarazione ogni quinquennio anziché annuale.

Per l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, “il Piemonte ha giocato un ruolo di prima linea nel raggiungimento di tale obiettivo. Sarà nostro compito primario, oltre alla diminuzione degli oneri di tipo burocratico a carico delle aziende, individuare misure finanziarie idonee al sostegno delle imprese agricole impegnate nell’adeguamento infrastrutturale per lo stoccaggio degli effluenti e, in seguito, iniziative per la valorizzazione e il riutilizzo della sostanza organica”. Sacchetto sa che “il lavoro continua proseguendo nell’attività di ricerca e rivisitazione dei territori soggetti a vincoli”.




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