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03/10/2011
L’artigianato rinvia le attese di risalita.

Le attese per una graduale fuoriuscita dalla crisi dell’artigianato piemontese, alimentata dai segnali di rilancio dell’attività produttiva dell’economia, non sono state rispettate e vengono così rimandate ai prossimi mesi. Sono le conclusioni della rilevazione congiunturale sul primo semestre 2011, condotta dal Sistema informativo dell’Artigianato della Regione nella seconda metà di giugno, quindi in una fase segnata dai timori di una nuova recessione ma antecedente la crisi dei mercati finanziari.

Risultati che portano l’assessore allo Sviluppo economico, Massimo Giordano, a sostenere che “dobbiamo continuare a lavorare sul tema della sburocratizzazione, costruendo misure e aiuti facilmente accessibili Solo in questo modo potremo mettere in condizione i nostri artigiani di uscire a testa alta da questa crisi. In un anno e mezzo sono state erogate quasi 7.000 agevolazioni: è un ottimo risultato, ma anche quando si vuole aiutare non sempre si è in grado di farlo in modo semplice. Noi siamo impegnati a migliorare proprio quest’ultimo aspetto, che ha un’importanza decisiva”.

Rispetto al secondo semestre del 2010 non sono migliorati i saldi aumento-diminuzione relativi al livello della domanda (da -17,5 a -22,4) e al fatturato (-14,8 a -23,0), con indicazioni particolarmente negative nelle costruzioni (fatturato da -16,7 a -27,7) e nei servizi globalmente intesi (da -16,1 a -26,3), e la percentuale d’imprese che hanno effettuato investimenti è rimasta molto contenuta (da 21,1% a 23,2%). Le previsioni sul secondo semestre hanno un saldo ottimisti-pessimisti in relazione all’andamento dell’economia regionale che scende da -7,0 a -14,2. Tuttavia tra le imprese con più di dieci addetti si osserva una positiva tendenza al recupero degli investimenti, oltre che indicatori di fatturato e occupazione più confortanti.

La disamina settoriale evidenzia un andamento migliore delle imprese del ramo metalmeccanico, il solo in cui le indicazioni congiunturali “migliorano” quelle del semestre precedente: il saldo della domanda (-1,0) e del fatturato (-0,3, dal precedente -7,8) sfiorano quota zero, quello sull’occupazione (+3,1) torna dopo anni su valori positivi (unico settore con i servizi alle imprese). Le performance degli altri rami manifatturieri sono allineate al resto del comparto: nelle manifatture leggere il saldo del fatturato precipita da -15,7 a -26,7, e quello relativo all’occupazione (-5,2) si colloca al di sotto del dato medio. Il settore delle costruzioni permane in una fase critica, con un nuovo peggioramento di domanda e fatturato (-27,7). Articolata la situazione nei servizi, con maggiori criticità nelle riparazioni (domanda -37,2, fatturato -33,0) e nei servizi personali, settore con il peggiore saldo occupazionale (-6,5). Meno negativa la situazione dei servizi alle imprese, in netto peggioramento quella dei trasporti.

Nell’analisi territoriale per performance, disponibilità a investire e clima di fiducia si distingue in positivo la provincia di Cuneo. Sul versante opposto, la situazione appare particolarmente critica a Vercelli e Torino, dove permane su livelli molto negativi il giudizio sull’economia regionale.

La percentuale d’imprese dotate di computer (80,8%), connessione Internet (77,1%), sito web (36,1%) è su valori analoghi all’anno precedente, sebbene permanga una quota di “analfabetismo digitale”, con il 20% di aziende prive di computer e il 23% prive di Internet.

L’approfondimento annuale è stato dedicato ad indagare gli effetti prodotti dalla crisi chiedendo agli imprenditori di esplicitare la loro reazione alla situazione di difficoltà, indicando le strategie di adattamento o di innovazione messe in campo. Dalle risposte fornite la crisi sembrerebbe anzitutto avere accentuato la spinta alla ricerca di nuovi clienti sul territorio (44,6% dei rispondenti), ma anche in altre regioni o all’estero (13,9%). Il 30% ha cercato di ricostituire margini contenendo il prezzo delle forniture, il 22,3% ha rinunciato a investimenti già programmati, il 13,8% ha diminuito i prezzi di vendita e l’8,5% ha ridotto il personale (a fronte di un 6,1% che ha fatto ricorso alla cassa integrazione). Una minoranza non marginale nell’ultimo anno ha investito nell’azienda, sia immettendo risorse finanziarie personali (16%), sia innovando i prodotti/servizi (13,2%). Le iniziative da mettere in atto nell’eventualità di un prolungamento della crisi sono riconducibili a quattro ambiti: il rafforzamento dell’attività commerciale, indicata dal 29,3% dei rispondenti; la chiusura o cessazione dell’attività (17%) oppure il ridimensionamento (6,9%); l’investimento nella qualità dei prodotti/servizi (10,6%), nell’innovazione di prodotto (6,5%) e dei processi produttivi (3,8%); la ricostituzione dei margini contenendo i costi di produzione (7,6%) o adottando strategie aggressive sui prezzi (5,9%).




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