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08/02/2011
Alessandria, stranieri e norme: le difficoltà per le forze dell'ordine.

Sabato scorso, come succede spesso, erano in piazza della Libertà, nel centro di Alessandria, a importunare persone di passaggio o automobilisti che avevano appena parcheggiato.
Fermata dai vigili urbani, per una delle tre donne, già individuata più volte a esercitare accattonaggio, è stato ottenuto dalla questura un provvedimento di foglio di via obbligatorio con divieto di tornare nel territorio comunale per tre anni. La cittadina romena, abitante a Mortara nel Pavese, se tornasse, incorrerebbe in una denuncia penale con relativa sanzione amministrativa. Nulla di più e per i vigili non si potrebbe che ripetere lo stesso copione.
Così per le prostitute. Le romene, ad esempio, possono essere sanzionate, ma, qualora risiedano in città, al pari delle italiane, non possono neanche essere allontanate.

"Non si può fare gli sceriffi, come qualcuno, poco a conoscenza delle normative vigenti, dalle pagine dei giornali vorrebbe, sollecitando interventi pubblici - commentano il sindaco Piercarlo Fabbio e dal Comando di polizia municipale - Sono in vigore leggi, piacciano o no, che vanno rispettate, sia per cittadini stranieri extracomunitari sia per i comunitari. Le operazioni di fermo, accertamento e tutte quelle conseguenti vengono fatte ogni giorno, sempre e comunque con l'obiettivo primo di tutelare comunque i nostri concittadini".
In base alla direttiva europea 2008/115 sugli immigrati clandestini, escludendo di mettere in atto la disposizione della 'Bossi-Fini' in materia, anche se le forze dell'ordine denunciano la presenza di irregolari e li arrestano, i procedimenti penali a loro carico finiscono in archivio. Lo Stato italiano doveva adeguarsi fin dal 24 dicembre 2010, ma non l'ha fatto; di conseguenza la Procura di Roma, come quelle di Firenze, Torino e Pinerolo, ha deciso a inizio febbraio di provvedere autonomamente all'applicazione di quanto disposto dalle UE. Sempre la Procura di Roma comunicherà le disposizioni alle quali gli operatori di sicurezza dovranno attenersi nelle operazioni per il fermo dei clandestini.
Affittare a irregolari non è poi reato, se il prezzo è basso. La Cassazione, con la sentenza 27543 del 15 luglio, ha accolto l'impugnazione della difesa di un cittadino italiano condannato dalla Corte d'appello di Napoli per avere favorito la permanenza in Italia di 16 immigrati irregolari, subaffittando loro alcune camere a 50 euro al mese: ha ricordato che, perché possa essere contestato il reato di favoreggiamento, non basta avere favorito la permanenza nel territorio italiano di immigrati clandestini mettendo loro a disposizione case in affitto, ma serve anche il 'dolo specifico' che, nel caso in questione, non esiste perché non c'è l'obiettivo specifico di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri che si realizza quando vengono imposte ai clandestini condizioni particolarmente onerose.
Non va meglio quando si tratta di cittadini comunitari. Per i maggiorenni soggiornanti da meno di 10 anni la direttiva europea prevede l'adozione del provvedimento di allontanamento solo se "il comportamento personale rappresenta una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società. Giustificazioni estranee al caso individuale o attinenti a ragioni di prevenzione generale non sono prese in considerazione". Non è sufficiente avere riportato precedenti condanne penali.
Così vale per minorenni e maggiorenni presenti da più di 10 anni, allontanabili per motivi di pubblica sicurezza che mettano a repentaglio la sicurezza dello Stato.

Se invece non sussistono particolari motivi di ordine o sicurezza pubblica, ma vengono soltanto a mancare le condizioni necessarie per il diritto di soggiorno, l'autorità competente all'adozione del provvedimento di allontanamento è già il prefetto che dovrà tenere sempre conto della durata del soggiorno dell'interessato, dell'età, delle condizioni di salute, dell'integrazione sociale e culturale e dei suoi legami con il Paese d'origine. L'allontanamento non può essere immediato, ma deve avvenire con intimazione a lasciare il territorio entro un mese e non può mai prevedere un divieto di reingresso sul territorio nazionale. Per l'eventuale impugnazione del provvedimento non è neanche necessario rivolgersi a un avvocato, si può stare in giudizio da soli.
"E così - sottolineano alcuni agenti di polizia municipale che quotidianamente si 'scontrano' con questo rigore normativo - siamo costretti, come accade per esempio nel caso del parcheggio Berlinguer in zona Pacto, a presidiare ogni giorno: se ci siamo noi, infatti, ambulanti e questuanti molesti non si fanno vedere. Ma la legge non è certo dalla nostra parte e non rende 'facilmente risolvibili' le situazioni".




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