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06/02/2010
La sanità che cambia, processo avviato con il piano socio-sanitario.

Prevenzione, rafforzamento della medicina territoriale, organizzazione a rete dei presidi, gestione appropriata delle risorse, valutazione dei risultati, ascolto e partecipazione: sono questi i pilastri su cui si sta costruendo il nuovo volto della sanità piemontese, per rispondere alle mutate domande di salute dei cittadini, nel rispetto della compatibilità economico-finanziaria. Tutti questi argomenti sono stati discussi nel corso del convegno “La sanità che cambia”, che si è tenuto il 3 febbraio a Torino presso l’aula magna dell’ospedale Molinette.

“Gli strumenti e i metodi che abbiamo adottato - ha dichiarato nel suo intervento la presidente Mercedes Bresso - hanno consentito al sistema sanitario regionale di conseguire importanti risultati, tali da portare il Piemonte al quarto posto nella classifica italiana per qualità dei servizi offerti.
Ad evidenziarlo è uno studio commissionato dal Ministero della Salute al Laboratorio management e sanità dell’Istituto superiore Sant’Anna di Pisa, secondo un modello di valutazione delle performance già sperimentato in Toscana e successivamente adottato anche dal Piemonte, dall’Umbria e dalla Liguria”.

Positivi e in miglioramento rispetto al 2004, in particolare, appaiono gli indicatori relativi al buon funzionamento del sistema di assistenza sul territorio: i tassi di ricoveri per scompenso, per diabete mellito e per broncopneumopatia cronica ostruttiva, insieme al tasso grezzo di ospedalizzazione. Dati che riflettono indirettamente anche il lavoro svolto per la costruzione delle reti assistenziali e dei percorsi di cura per le diverse patologie - dall’emergenza-urgenza, all’ictus, alla riabilitazione - che hanno permesso sia di qualificare ulteriormente la rete ospedaliera, sia di assicurare ai cittadini la continuità nel percorso assistenziale.

“Su quest’ultimo fronte - ha aggiunto l’assessore alla Tutela della salute e Sanità, Eleonora Artesio - uno degli obiettivi che l’amministrazione regionale ha perseguito è stato anche quello di potenziare i servizi per gli anziani non autosufficienti, a partire dalla domiciliarità, con l’istituzione, tra l’altro, di un contributo economico per coloro che assistono a casa i pazienti. Dal 2006 al 2008 si è così passati da 15 milioni e mezzo a 20 milioni di giornate di assistenza erogate.

In aumento anche i posti letto in residenze socio-assistenziali, passati nello stesso arco di tempo da 13.000 a 16.000. Solo nel 2008, l’impegno economico della Regione per la non autosufficienza è stato nel complesso di 500 milioni”.
Il tutto, in un quadro di maggiore fiducia dei cittadini nel sistema sanitario piemontese, come evidenzia il dato relativo alla mobilità passiva. Il Piemonte ha storicamente saldi negativi di mobilità: nei primi anni del decennio trasferiva al resto del Paese circa 20 milioni all’anno, dal 2005 il saldo netto è andato invece progressivamente riducendosi fino a essere praticamente azzerato. Così come è venuto riducendosi il disavanzo, tanto che, ha concluso la presidente, “non lasceremo nemmeno un euro di debito, a differenza di quanto ha fatto cinque anni fa l’amministrazione di centrodestra”.




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