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23/01/2010
Agricoltura piemontese, cinque anni per le persone e le aziende.

“Quello che abbiamo cercato di fare in questi cinque anni di governo dell’agricoltura piemontese è stato pensare alle persone e alle aziende, cui le istituzioni devono dare risposte nel quadro delle regole in cui possono muoversi”: è con questo esordio che l’assessore regionale Mino Taricco ha presentato il bilancio del suo mandato durante una manifestazione svoltasi il 22 gennaio a Cuneo.

Taricco ha proseguito affrontando il tema dei pagamenti, che riguarda il Programma di Sviluppo rurale ma anche la politica agricola comunitaria: “Quando la nostra Giunta si è insediata si è trovata ad affrontare uno scenario delicatissimo, in cui la Regione aveva scelto di dotarsi di un organismo pagatore regionale ma con requisiti che l’Unione Europea non riteneva adeguati.
Prendendo in mano la situazione, abbiamo creato Arpea, l’attuale organismo riconosciuto, e abbiamo messo in moto la complessa macchina dei controlli e delle erogazioni, risolvendo tra l’altro tutte le problematiche connesse ai nuovi sistemi di fotogrammetria aerea che oggi si devono utilizzare per verificare le superfici agricole. Dopo mesi e anni di difficoltà, ora sono felice di poter dire che la macchina funziona e che a fine 2009 siamo stati in grado di pagare alle aziende tutti i saldi del 2007 e 2008 e circa il 50% degli acconti 2009. Si tratta, in tre anni, di 1,2 miliardi di euro, che sono fisicamente stati versati alle aziende agricole. Questo ci ha portato a essere tra le prime Regioni italiane per quantità di risorse erogate.”

Passando ad analizzare i principali fronti di intervento, Taricco ha sottolineato il cambiamento di scenario che si è registrato dal 2006 a oggi, da una fase in cui si riteneva che ci fosse sovrapproduzione di cibo a una crisi violentissima che ha in molti casi capovolto gli equilibri mondiali: “Credo che in questo contesto così mutato, la nostra agricoltura abbia tre problemi strutturali su cui occorre intervenire: il ritardo nelle infrastrutture, in particolare quelle irrigue, l’insufficiente capacità di trasformare e commercializzare sul territorio le materie prime prodotte, una valorizzazione unitaria e forte dei prodotti di qualità.
La Regione ha compiuto in questi anni il più grande investimento nel settore irriguo che si sia mai visto in Piemonte, creando complessivamente investimenti dei consorzi irrigui per oltre 50 milioni di euro. Abbiamo fatto manutenzione ordinaria e straordinaria di canali e opere irrigue, realizzato piccole opere di cui beneficiano piccole produzioni locali (penso per es. ai piccoli frutti) e un fondo di rotazione che permette anche ai consorzi irrigui minori di attivare progetti.

Per la trasformazione e commercializzazione abbiamo stanziato 40 milioni di euro su una specifica misura del Psr destinata all’agroindustria, a cui abbiamo affiancato piani di settore per il vino, la frutta e recentemente la carne. Questi bandi premiano chi si impegna nel portare più vicino possibile al consumatore la catena della trasformazione e chi lavora per la massima integrazione della filiera e dei mercati. Infine, l’antico problema della promozione, spesso condotta in modo disorganico da soggetti diversi: abbiamo cercato di creare le condizioni per fare sistema, sia attraverso la nuova legge sui distretti, sia attraverso il nuovo logo e sistema di certificazione “Piemonte AgriQualità”, che sarà un’immagine forte e unitaria con cui il Piemonte agroalimentare si presenterà in Italia e nel mondo.

L’assessore ha concluso ricordando le iniziative per la filiera corta, dal sostegno ai mercati dei contadini al finanziamento dei gruppi di acquisto solidale, un fenomeno in forte crescita soprattutto nei centri urbani. In entrambi i casi si è voluto favorire quelle forme di rapporto diretto produttore-consumatore che possono dare spazio anche alle piccole produzioni di qualità e che portano d’altro canto il cittadino a conoscere i cibi stagionali e di territorio.





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