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18/11/2009
Crisi, i territori rispondono a due velocità, ricerca in 45 imprese piemontesi.

Un Piemonte che reagisce alla crisi a due velocità: è quanto emerge dalla ricerca “Territori contro la crisi”, condotta nel periodo giugno-ottobre 2009 dal Master in Sviluppo Locale dell’Università del Piemonte Orientale - COREP, con il supporto della Camera di commercio di Torino, della Provincia di Torino e della Regione. L’indagine ha monitorato la reazione alla crisi da parte di alcuni sistemi produttivi piemontesi, le principali criticità e le probabili prospettive di uscita. I risultati della ricerca sono stati illustrati venerdì 13 novembre a Torino Incontra.

Sergio Conti, assessore regionale alle Politiche Territoriali, ha così commentato lo studio: "I risultati della ricerca confermano una fenomenologia ormai nota e dibattuta - forse non sufficientemente a livello politico - di un Piemonte "plurale", caratterizzato dalla molteplicità dei percorsi di sviluppo. Questa riarticolazione dell'architettura del tessuto produttivo e delle connesse catene del valore rappresenta uno strumento per valutare le soluzioni da proporsi per rispondere alla crisi e, soprattutto, per elaborare strategie efficaci di medio e lungo termine.”

Lo studio, mediante una serie di approfondite interviste, ha coinvolto circa 45 imprese piemontesi appartenenti a diversificate filiere produttive (agroalimentare, tessile-abbigliamento, chimica, gommaplastica, freddo, orafo, editoria, casa, edilizia, grande distribuzione, trasporti-logistica, ICT, automotive, aerospazio, design, servizi finanziari, turismo, ricerca), localizzate nell’area metropolitana torinese, nel quadrante Sud-Ovest (cuneese), nel quadrante Sud-Est (alessandrino) e nel distretto industriale di Valenza. In prevalenza si tratta di medie imprese - salvo nel distretto industriale orafo e nei settori dell’agroalimentare, dell’edilizia e del turismo dove prevale la piccola dimensione – e, ad eccezione di pochi casi in cui il mercato è locale-regionale, di imprese che lavorano per il mercato internazionale. Le filiere sono spesso lunghe, come pure è diffusa l’appartenenza a reti, catene del valore e sistemi di indotto, a testimonianza dell’apertura e della complessità dei sistemi produttivi analizzati.

I principali risultati

La ricerca ha mostrato una capacità di reazione differenziata delle imprese e dei sistemi territoriali indagati. Sembra, infatti, emergere un Piemonte “a due velocità” nella capacità di preparare la fuoriuscita dalla crisi: l’area metropolitana torinese e alcuni cluster e filiere del sud piemontese
(agroalimentare, logistica, in parte l’orafo) sono in grado di seguire una “via alta” alla ripresa, in cui sono decisivi l’innovazione di prodotto e l’investimento in ricerca. Altri territori, filiere e imprese invece sembrano destinati a perdere velocità e ripiegare sulla “via bassa”, in cui prevale il ridimensionamento rispetto al miglioramento e alla riqualificazione dell’apparato produttivo.

Area metropolitana torinese

Le imprese oggetto della ricerca durante la crisi hanno continuato ad investire mostrando di possedere le potenzialità per superare le difficoltà e rafforzare la competitività dell’economia piemontese sul mercato internazionale. In alcuni casi si tratta di investimenti programmati nel periodo precedente la crisi, ma, nella maggioranza sono stati nuovi investimenti sia per introdurre nuovi prodotti sia per acquistare nuovi macchinari, anche ad alto contenuto di tecnologia, anche se in alcuni casi la crisi ne ha provocato il ridimensionamento; meno frequente l’innovazione dei processi e dei modelli produttivi. Per quanto concerne le strategie che le imprese stanno adottando per uscire dalla crisi, è emerso che puntano a diversificare i clienti in modo da ampliare il portafoglio ordini, o ad attirare nuovi clienti diversificando la produzione. Inoltre, emerge la volontà di continuare ad investire in innovazione e
qualità.

Alessandrino

In questo quadrante territoriale compare un quadro articolato in cui sono compresenti via alta e via bassa. Alcune delle aziende studiate stanno affrontando da anni una crisi strutturale di settore, che è confluita e si è sommata agli effetti di quella in corso, soprattutto nell’industria del freddo e in quella tessile-abbigliamento, che si scontrano con le produzioni concorrenti dei paesi emergenti quali Cina, India, Turchia. Innovazione di prodotti/servizi si è registrata in alcune filiere (agroalimentare, logistica)
mentre in altre vi è stata l’introduzione di nuovi processi produttivi (gomma/plastica, edilizia) o (ancora nell’agroalimentare) la creazione di nuove reti commerciali per la ricerca di nuovi clienti e nuovi mercati esteri. Significativo è stato il ricorso alla Cassa Integrazione o alla chiusura di reparti.

Cuneese

Le aziende indagate in alcuni casi (come per l’automotive e l’editoria) sommano alla crisi attuale problemi strutturali di più lungo periodo. Vere e proprie innovazioni di prodotti/servizi non sono emerse in nessuno dei casi presi in esame, mentre nuovi processi produttivi e di ricerca si registrano nella gomma/plastica con l’obiettivo di migliorare il prodotto e diminuire l’impatto ambientale. La domanda di ricerca è in crescita da parte delle imprese agroalimentari. Nell’automotive si sta cercando di aprire a nuovi mercati, soprattutto in paesi emergenti, mentre nel turismo si tenta la carta della promozione del territorio mediante azioni di sistema. Nei servizi finanziari è prevista una completa ristrutturazione con la possibile chiusura delle filiali italiane. Il taglio dei costi prevale in edilizia e nell’editoria. Prepensionamenti e blocco del turn over hanno fatto la loro comparsa in alcune aziende e anche qui è stato significativo il ricorso alla CIG (ma non nel settore-chiave dell’agroalimentare, che “tiene” anche in termini di export).




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