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13/11/2009
Un monitoraggio dell’area attorno al polo chimico di Spinetta Marengo.

La Giunta provinciale, presieduta da Paolo Filippi, nella seduta dell’11 novembre, su proposta dell’assessore all’Ambiente, Lino Rava, e della Direzione Ambiente, ha approvato l’attivazione di un monitoraggio dell’area attorno al polo chimico di Spinetta Marengo, da effettuarsi con l’Università di Alessandria.
Nel contempo, si sta lavorando al protocollo d’intesa tra Comune, Provincia e Regione, che consenta di predisporre un progetto organico di interventi strutturali e risolvere tutte le criticità presenti nella zona.
Il testo integrale della relazione.


RELAZIONE SU ATTIVITÀ DELLA PROVINCA – DIREZIONE PIANIFICAZIONE DIFESA DEL SUOLO VIA SERVIZI TECNICI – IN MERITO ALLA DITTA SOLVAY SOLEXIS

A seguito delle notizie apparse sugli organi di stampa si ritiene opportuno rappresentare lo stato dei procedimenti aperti presso questa Direzione e lo stato di conoscenza della situazione ambientale dell’area di Spinetta Marengo.
La società Solvay ha in corso presso questa direzione il procedimento volto al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Il procedimento molto complesso prevede il rilascio di un’unica autorizzazione che riguardi tutti gli aspetti ambientali in capo alla società medesima. Andrà, pertanto, a sostituire le autorizzazioni ordinarie alla gestione rifiuti, alle emissioni in atmosfera e allo scarico delle acque reflue.
Attraverso questo procedimento, come previsto dalla legge, si è richiesto di predisporre un piano di miglioramento generale che portasse alla riduzione dei consumi sia energetici che di materie prime o di risorse (vedasi acqua) sia al miglioramento delle performance ambientali.
In conferenza dei servizi vengono chiamati ad esprimere parere oltre che i servizi provinciali interessati anche il Comune, l’ARPA e l’ASL. Tra i vari miglioramenti richiesti i più rilevanti sono stati quelli relativi al contenimento delle emissioni di sostanze pericolose come il C2 F4, che è un composto dichiarato cancerogeno per inalazione.
L’azienda, nelle precedenti autorizzazioni, aveva solo un limite generale sui composti fluorurati e da alcuni camini aveva emissioni che superavano i 10 mg /Nm3 di C2 F4. Dopo un anno di studi e continue richieste della Provincia siamo riusciti ad ottenere un programma di riduzione del 10% delle emissioni dei florurati e del 30% di C2 F4.
Ciononostante, i flussi di massa complessivi di questa sostanza si aggirano ancora attorno a qualche tonnellata anno. Per questo motivo, su alcuni camini significativi si è richiesto di effettuare monitoraggi molto frequenti per verificare il reale impatto e studiare eventuali nuovi sistemi di abbattimento.
Già con la realizzazione del sistema di miglioramento i limiti scenderanno ad 1 mg/Nm3 per la maggior parte dei camini, a 5 per i camini su cui si interviene con il nuovo convogliamento ad impianto di abbattimento esistente (ex termocombustore per abbattimento dei fluorurati che attualmente serve come emergenza) e su alcuni camini resta il limite massimo orario di 10 mg/Nm3, ma con media giornaliera di 5 mg/Nm3 e l’obbligo di monitoraggio bimestrale.
Questa condizione è dovuta al fatto che non si tratta di emissioni continue ma di emissioni derivanti dall’aspirazione d’aria dei box di polimerizzazione per motivi di sicurezza. In questo caso, il picco di emissione può essere dovuto al momento della carica del reattore o al suo svuotamento o a perdite nelle flange durante questi processi.
Tramite il monitoraggio si è inteso verificare la reale pressione ambientale di queste emissioni data dalla quantità in massa delle emissioni più che dal valore massimo istantaneo. Inoltre, per i reparti dove vi è emissione di C2F4 è stata richiesta una nuova procedura di controllo e manutenzione ordinaria della funzionalità degli organi meccanici (pompe, flange, serrande, giunzioni), che consenta di limitare il più possibile le emissioni fuggitive. Nell’ultima conferenza è stato presentato il nuovo sistema di controllo delle emissioni diffuse in linea con le migliori tecniche attualmente disponibili.
Per quanto attiene il PFOA, già nel 2008 all’azienda era stato richiesto di aderire volontariamente al protocollo per la dismissione di tale prodotto che è divenuto operativo negli Stati Uniti. L’azienda ha accolto la richiesta richiedendo, però, di non rendere pubblica l’informazione per ragioni di riservatezza industriale (erano già in corso sperimentazioni per l’individuazione della materia prima sostitutiva) e proprio in questi giorni ha reso pubblica la volontà di eliminare il PFOA dalle materie prime entro il 2012 con tre anni di anticipo rispetto al termine previsto dal protocollo EPA.
Infine, è stata indicata quale prescrizione l’approfondimento del modello di ricaduta degli inquinanti che era stato elaborato dall’Università nel progetto Life al fine di individuare un sito più rappresentativo per il posizionamento di una nuova centralina fissa di rilevamento della qualità dell’aria da affiancare a quella attualmente esistente, che è situata in un punto strategico della frazione di Spinetta in prossimità dell’asilo.
Giova ricordare che ad oggi, comunque, la centralina esistente non ha mai rilevato situazioni di criticità nell’ambito del concentrico di Spinetta.
Da ultimo, si sottopone all’attenzione della Giunta la necessità, vista la complessità del polo industriale, di un monitoraggio sia dello stabilimento che dell’area circostante studiato e seguito dall’Università di Alessandria, che vada ad integrare i controlli istituzionali ARPA al fine di avere un’informazione più dettagliata in merito allo stato effettivo delle emissioni dello stabilimento.
Per quanto riguarda, invece, la bonifica dell’area, il procedimento è iniziato nel 2003 e i dati forniti dalla azienda fino al 2008 hanno rappresentato un quadro ambientale, seppur contaminato, di gran lunga meno complesso di quello che effettivamente si è poi riscontrato con tutti gli accertamenti aggiuntivi portati avanti anche autonomamente dagli enti di controllo.
Attualmente, la situazione vede la presenza di numerosi inquinanti, tra cui il cromo, solventi organoalogenati, floruri e ddt, che hanno un gradiente di concentrazione decrescente a partire dallo stabilimento verso la Bormida. L’azienda ha dapprima ipotizzato la separazione netta tra la prima e la seconda falda non rilevando contaminazione nella falda profonda
L’insistere, in particolare da parte della Provincia, sulla necessità di un modello idrogeologico più approfondito ha portato alla revisione di questa ipotesi, confermata anche dal rinvenimento di contaminanti in alcuni pozzi profondi dell’azienda. In questo senso, il grande prelievo di acque effettuato per ragioni produttive dall’azienda ha funzionato da richiamo delle acque contaminate, che venivano così riutilizzate all’interno della produzione limitandone di fatto la possibile migrazione verso l’esterno.
Al fine di garantire ulteriormente la qualità del servizio, AMAG ha immediatamente aumentato la frequenza di controllo della qualità dei pozzi presenti a Spinetta che servono la rete acquedottistica non riscontrando mai valori fuori norma.
Per analizzare l’effettiva situazione idrogeolica risulta indispensabile avere un bilancio effettivo delle portate emunte rispetto a quelle scaricate, al fine di scongiurare che l’alto piezometrico tuttora presente possa causare la diluizione della contaminazione presente fungendo da “motore” della diffusione verso l’esterno della contaminazione. Per questo, è stata richiesta sia in questo procedimento che in quello dell’AIA l’installazione di contatori sui pozzi interni dell’azienda.
Il nodo del modello idrogeologico è fondamentale per stabilire effettivamente le portate delle falde in gioco e, conseguentemente, della contaminazione (portata falda per concentrazione). Questo dato risulta indispensabile per determinare, dapprima, il miglior sistema di messa in sicurezza da utilizzare e, in una fase successiva, per effettuarne il corretto dimensionamento. Allo stato attuale della conoscenza, sicuramente l’unico sistema possibile appare quello della barriera idraulica che preveda la captazione delle acque contaminate (prima e seconda falda), il trattamento delle stesse ed il riutilizzo industriale nei processi produttivi. Altre forme potranno essere individuate solamente a valle degli approfondimenti richiesti dagli enti nell’ultima conferenza dei servizi e tuttora incorso da parte dell’azienda.
Fin d’ora sembra possibile escludere l’ipotesi avanzata da ARPA di cinturazione dell’area come per l’Acna di Cengio o l’Ecolibarna di Serravalle Scrivia, in quanto, oltre all’estensione dell’area interessata, non sussistono le condizioni geologiche per poter applicare tale tecnica, in quanto non è presente a profondità contenute un substrato sufficientemente impermeabile in cui immorsare il diaframma plastico impermeabile e garantire l’incapsulamento completo della contaminazione.
Per quanto riguarda, invece, l’attività che si sta mettendo in campo per risanare l’area esterna, al di là delle citate istruttorie volte al rilascio dell’AIA e del procedimento di bonifica, si sta attualmente lavorando per la predisposizione di un protocollo d’intesa tra Comune, Provincia e Regione per individuare la via amministrativa più idonea (APQ, patto territoriale), che consenta di predisporre un progetto organico di interventi strutturali, individuando anche le forme di partecipazione e finanziamento da parte di soggetti pubblici e privati per la realizzazione degli stessi, per affrontare e risolvere tutte le criticità presenti nella zona, a partire dalla contaminazione da cromo, al sistema idrico integrato fino al problema dello scolmatore del rio Lovassina.




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