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02/04/2009
Alessandria, numerose ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni.

Dalle prime ore odierne, a conclusione di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Alessandria, Sostituto Procuratore della Repubblica - D.ssa Crupi, i militari del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Alessandria, congiuntamente a personale della Polizia di Stato dello stesso capoluogo piemontese, stanno eseguendo numerose ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni nei confronti di imprenditori titolari di aziende, dedite alla gestione di rifiuti, operanti nelle aree piemontesi e lombarde.
L’operazione odierna, costituisce il naturale epilogo di un’articolata attività investigativa, accesa nel gennaio 2008, allorquando le indagini condotte da personale della Polizia Ferroviaria – Compartimenti di Alessandria e Torino -, in ordine a vari furti di rame ai danni della rete ferroviaria nazionale, lungo la tratta Novi Ligure – Alessandria – Asti, hanno aperto un nuovo orizzonte verso reati associativi in campo ambientale, ovvero attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, che hanno richiesto l’intervento, in via esclusiva, dei militari del NOE di Alessandria.
Protagonista principale dell’inchiesta è risultata essere un’importante azienda dedita al recupero di rottami ferrosi dell’alessandrino.

La Società, infatti, nonostante il fatto che l’autorizzazione all’esercizio delle proprie attività fosse ampiamente scaduta, ha continuato, in maniera imperturbabile, a: ricevere rifiuti ferrosi, falsificandone i documenti identificativi; utilizzato, quale “pivot” di appoggio per l’illecito transito degli stessi, un sito autorizzato e compiacente.
Tale azienda, ubicata in Villanova d’Asti, è il cardine del sodalizio criminoso dedito al traffico illecito di rifiuti pericolosi e non. In particolare, nell’opificio, i rifiuti in entrata, alcuni provenienti anche da importanti industrie automobilistiche del Nord Italia, senza ricevere alcun trattamento, ma facendo ricorso al c.d. “giro bolla”, venivano trasformati: in materie prime seconde; in rifiuti con matrice, diversa da quelli originali, così da poter essere utilizzati “tal quali” nel processo produttivo.

Le indagini, estese, poi, anche ai trasportatori dei rifiuti de quo, hanno portato alla luce un vasto sistema “di scatole cinesi”, attraverso il quale i rifiuti, grazie ad una doppia documentazione d’identificazione, potevano raggiungere/ripartire dal sito compiacente con la matrice ritenuta: economicamente più vantaggiosa; “appropriata”, per poter eludere eventuali controlli da parte delle FF.PP. In virtù dei successi conseguiti, il “sistema” è stato così applicato a molteplici tipologie di rifiuti, quali:parti di motori a scoppio, tornitura di alluminio, autovetture pressate e non bonificate, motori elettrici, spezzoni di cavi in rame.
Con questo espediente, una particolare tipologia di rifiuto pericoloso, fortemente caratterizzato dalla presenza di ammoniaca, quale il “colaticcio di alluminio”, generato dal ciclo produttivo di una importante fonderia della provincia di Como, ha raggiunto, con la veste di materia prima secondaria, il sito di stoccaggio della provincia di Alessandria.
Il “grande burattinaio”, però, che ha concepito, organizzato e condotto l’attività criminosa perseguita, è stato individuato in un imprenditore dell’hinterland milanese, che, operando nella veste d’intermediario, ha realizzato: i contatti commerciali fra le varie ditte interessate ed il sito di trattamento/smaltimento di Villanova d’Asti; ingenti profitti sfruttando il “gap” dallo stesso creato tra il costo reale di smaltimento e quello, invece, fraudolentemente fatturato.

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Alessandria, su proposta del Pubblico Ministero, che ha concordato con le risultanze dell’attività investigativa portata a termine dai militari di questo comparto di specializzazione e da quelli della Polizia di Stato di Alessandria, ha: emesso: nr.16 (sedici) ordinanze di custodia cautelare in carcere1; nr.4(quattro) misure coercitive dell’obbligo di dimora; nr.17(diciassette) misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria; nr.35 (trentacinque) decreti di perquisizione: a)domiciliare, nei confronti dei destinatari delle misure cautelari e degli altri indagati; b)delle sedi legali ed operative delle ulteriori Aziende coinvolte; disposto il sequestro preventivo di 2 (due) impianti di trattamento/ smaltimento di rifiuti ferrosi. Il volume dei beni sequestrati ammonta ad Euro 7.000.000 (settemilioni/00), mentre l’illecito volume di affari perseguito è stato stimato in Euro 2.000.000 (duemilioni/00).
Non quantificato, ma ritenuto sicuramente rilevante, è anche il danno erariale. I provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria sono stati eseguiti, nelle prime ore odierne, dai militari di questo Gruppo congiuntamente, per la parte di propria competenza, a personale della Polizia di Stato di Alessandria.






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