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18/02/2008
Contro la violenza sulle donne parte il piano operativo della Regione.

Presentata il 18 febbraio alle Province la prima bozza del Piano regionale contro la violenza sulle donne, che l’assessorato alle Pari opportunità della Regione - in coordinamento con gli altri assessorati coinvolti (Welfare, Istruzione e Formazione, Sanità, Politiche territoriali, Politiche giovanili, Sicurezza, Enti locali) e in concertazione con gli enti locali conta di definire entro il mese di aprile.
Il Piano stabilirà una linea di azioni condivise, con particolare attenzione alla realtà delle case segrete e dei servizi di sostegno alle vittime, al fine di integrare le diverse iniziative esistenti sul territorio regionale, anche nell’ottica di quelle previste dal Piano nazionale.

Sulla base dei dati Istat del febbraio 2007 - secondo i quali in Italia la quasi totalità dei casi di violenza non sono denunciate (96% da non partner e 93% da partner) e in Piemonte tali percentuali sono più alte - la Regione è stata la prima in Italia ad aver avviato un’azione di contrasto capillare e con un investimento economico che nel 2007 ha già raggiunto il milione di euro: oltre al fondo da 250.000 euro per sostenere le donne vittime di violenza nelle spese legali e sanitarie, 300.000 euro serviranno per attivare un corso di formazione sulla violenza domestica e sessuale organizzato dagli ospedali Sant’Anna e Molinette di Torino e rivolto agli operatori sanitari, 450.000 euro sono stati ripartiti alle Province per avviare un monitoraggio locale del fenomeno e per finanziare gli interventi più urgenti (Alessandria € 53.364, Asti € 47.737, Biella € 47.048, Cuneo € 57.004, Novara € 51.395, Torino € 100.300, VCO € 46.374, Vercelli € 46.774).

“La necessità di un intervento della Regione - dichiara Giuliana Manica, assessore alle Pari opportunità - nasce dalla consapevolezza che per contrastare efficacemente il fenomeno è necessario integrare le azioni repressive con politiche ed azioni puntuali e coordinate in ambito sociale, sanitario, educativo e informativo.
Gli operatori pubblici e privati non sempre conoscono i servizi offerti dagli altri operatori e talvolta non sanno come e quando attivarli o non hanno ricevuto una formazione specifica per riconoscere e tutelare le vittime.
Inoltre, la conoscenza parziale e frammentata del fenomeno non consente di dare a vari livelli le risposte adeguate e, per questa ragione, attraverso le Province avvieremo un monitoraggio locale, al fine di ricostruire una fotografia più realistica della situazione”.





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