Prima pagina | Invio comunicati/articoli | pubblicità nel portale Seguici su Facebook
Aggiungi ai preferiti
Le notizie
Tutte le news Sport
Cronaca Salute
Politica Scienza
Eventi Viabilità
Consumatori
.
Sport
VOLsport Valenzana
Formula 1 2015 /
.
Archivi notizie
2016 2015
2014 2013
2012 2011
2010 2009
2008 2007
Città di Valenza
La giunta Il comune
Uffici comunali Infrastrutture
Numeri utili Mangiare e dormire
Nella storia I Monumenti
Curiosità Album foto
Valenza su Youtube

Valenza gioielli
Valenza, la città degli orafi (1960)
Inaugurazione scuole (1940)
Valenza, gli eredi (1963)
Valenza racconta..
Valenza, Villa Pastore
Valenza su Facebook
Valenza la città Sei di Valenza se
Vigili del fuoco Avis Valenza
Cuore di zampa Valenza eventi
Valenza teatro /
Le ultime da Valenza ...
Valenza e Casale per i PPU
Nasceranno gli orti urbani.
Ex orafi denunciati per ricettazione.
Oro in tv senza dichiarare niente.
Nuovi limiti di velocità sulle strade.
Tentano furto in oreficeria, arrestati.
Ruba 1500 euro all' ex fidanzata.
Rapina a mano armata in centro.
L'acqua a 5 centesimi.
Un numero per le visite ed esami.
Il bilancio sulle nostre strade.
Comunicato AMV per i cassonetti
Sportello Unico Socio Sanitario.
Nuovo ambulatorio di Allergologia
Parte il riciclaggio dei rifiuti organici
Leggi la posta
Login Password
Hai dimenticato i tuoi dati?
Vuoi attivare TUONOME@valenza.it ?
contatta il centro servizi

31/07/2007
Cinema, è morto Michelangelo Antonioni.

E' morto il regista Michelangelo Antonioni. Era nato a Ferrara nel 1912. Domani in Campidoglio la camera ardente. Dopodomani i funerali nella città natale. Il maestro si è spento nella sua casa di Roma, ieri sera. Tra i suoi film più famosi, Il grido, L'avventura, Deserto rosso, Blow Up, Zabriskie Point, Professione Reporter.
Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di "Un pilota ritorna" (1942) di Rossellini e lavorato come aiuto-regista per Marcel Carné, dirige con "Gente del Po" (1943-1947) il suo primo documentario. Esordisce nel lungometraggio con "Cronaca di un amore" (1950), acuta analisi d’una crisi di coppia: seguono, tra gli altri, "La signora senza camelie" (1953), impietosa disamina del mondo del cinema, e "Le amiche" (1955), angosciata lettura del bel racconto di Pavese "Tra donne sole". Già in codesti lavori si delineano nettamente quelle che saranno le coordinate dell’opera del cineasta romagnolo: la difficoltà a stabilire rapporti interpersonali veri, l’inafferrabilità del reale, lo spaesamento dell’individuo alle prese con una società neocapitalista fredda e disumanata.

La rottura con il cronachismo neorealistico è evidente e si fa netta ne "Il grido" (1957), che sposta dall’ambiente borghese a quello proletario le tematiche del malessere esistenziale, eleggendo a protagonista un operaio che spegne nel sucidio la pena figliata dal concludersi d’una lunga relazione d’amore.
Da qui in avanti, il percorso di Antonioni procede spedito sulla via d’un deciso rinnovamento, linguistico quanto di contenuti, del cinema indigeno: "L’avventura" (1960), "La notte" (1960), "L’eclisse" (1962), "Deserto rosso" (1964), sovente nelle forme di gialli atipici, pongono personaggi femminili al centro di storie segnate dalla perdita, dallo smacco, dallo sgomento; in definitiva, da tutto ciò che infine prenderà il nome di incomunicabilità.
Non sempre capace di controllare per forza d’istinto o vastità di cultura una così azzardosa materia, egli alterna esiti mirabili (s’è detto de "Il grido", forse la cosa sua più intensa e riuscita; è lecito aggiungervi almeno "L’avventura", abbagliante di immagini e pause, luci e rumori) a pagine periclitanti, ove viene ripetutamente sfiorata la maniera ed i dialoghi annegano a tratti nel ridicolo (celeberrimo il "mi fanno male i capelli", pronunciato da Monica Vitti in "Deserto rosso"). Il prosieguo del suo iter artistico non dissipa i dubbi, tutt’altro: la trasferta britannica di "Blow-up" (1966), tra facili simbolismi e cascami della Swinging London, fa il paio per pacchiana belluria con quella statunitense di "Zabriskie Point" (1970), elogio della controcultura lisergica vista nei modi d’un apocalisse da trovarobe.

Solo in "Professione: reporter" (1975), segnatamente nei sette minuti dello strepitoso piano sequenza conclusivo, ritroviamo i segni dell’antica maestria: tutto il resto, dall’innecessario esperimento sul colore de "Il mistero di Oberwald" (1980) ai solipsistici contorcimenti di "Identificazione di una donna" (1982) è postilla pleonastica, mesto ritorno sul luogo del delitto dismentando lo scioglimento dell’enigma.

Rivisto oggi, il cinema del Nostro appare irrimediabilmente datato: privo di continuatori che abbiano saputo sviluppare i lati meno caduchi della sua lezione (l’uso innovativo del linguaggio cinematografico, la lucidità disperatamente laica del suo occhio), esso rimane mera ed un po’ sterile testimonianza d’una personalità pur inconfondibile, nel bene come nel male.
Agli inizi degli anni '80, in seguito a un ictus che lo priva della parola, è costretto a stare lontano dal set per alcuni anni. La sua attività riprende nel 1994 grazie alla collaborazione con Wim Wenders, con il quale realizza "Al di là delle nuvole" (1995), vincitore del premio FIPRESCI a Venezia. Premiato con l'Oscar alla Carriera, il maestro del cinema italiano partecipa fuori concorso alla 61ª Mostra del cinema di Venezia con "Eros" (2004), lungometraggio in tre episodi firmati da Wong Kar Wai, Steven Soderbergh e Michelangelo Antonioni.





Valenza on line© 2000-2016 |. Segnala eventi/articoli.| Prendi le notizie | Pubblicità nel portale
Il sito non é da considerarsi una testata giornalistica, pertanto non viene considerato un prodotto editoriale soggetto alla disciplina ai sensi della legge n. 62 del 7.3.2001. Le notizie pubblicate provengono da comunicati stampa fornite da agenzie e comuni sparsi nel territorio.