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17/04/2007
Alessandria, il programma elettorale di Fabbio e company.

Gli elettori potranno giudicare e confrontare. Pubblichiamo la versione integrale del discorso tenuto ieri mattina dal candidato a Sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, al "Teatro Alessandrino" per presentare il programma della coalizione del centro destra:
"Hanno detto i miei collaboratori: Piercarlo, sarà un discorso difficile, preparati!

Non è vero: cosa c'è di più facile e di più bello che parlare con i concittadini, guardarli negli occhi, sentire le loro impressioni e le loro reazioni. Cosa c'é di più facile e di più bello che ascoltare le loro proposte, le loro intenzioni. Cosa c'é di più facile e di più bello del farsi trascinare dal loro entusiasmo, dalla loro forza dal loro amore per la città. Secondo me nulla, almeno per chi fa politica come noi! In questi mesi la città della nebbia è stata tra formata in una città a colori dal vostro amore. Non credete a chi vuole domani darvi una città a colori, perché già ce l'avete. Siete voi la città a colori che cercate.

Quando cammino, una sera d'inverno, per Alessandria, attraverso la nebbia, mi chiedo se esista una città più bella. Non la città che vedo, ma quella che amo. Quella città nella quale sono cresciuto e sono vissuto, ed alla quale associo, nei miei liberi pensieri, immagini e sensazioni, spesso confuse nei ricordi, che rendono la realtà, lo sappiamo, ancora più bella, per effetto della fantasia.
Non è possibile trovare una spiegazione diversa alla motivazione che spinge un uomo a stare per oltre venti anni sui banchi dell'opposizione nel consiglio comunale della sua città, se non - al di là delle dietrologie - l'amore per qualcosa, perché nulla di immediatamente perseguibile, in termini di materiali interessi, giustifica un impegno così lungo di vita politica. Vita politica, sì, lo dico a voi con entusiasmo, perché questo è il primo risultato di questa campagna elettorale, portare nuovamente la gente a fare e a parlare di politica.

Questo impegno civico, questo desiderio di migliorare le cose, questo sogno forse infantile ed ingannevole di potere cambiare sempre in meglio la realtà, rappresenta l'essenza stessa della vita politica, nobile arte, se finalizzata ad un fine di continuo confronto, dibattito, agone dialettico, dedizione e servizio alla cosa pubblica.
Sono partito da queste considerazioni perché questo mio discorso è, e vuole dichiaratamente essere, un discorso politico, ed un uomo politico, che oggi spesso si cerca di rappresentare come un manager pubblico, non è affatto questo. Un uomo politico si circonda di manager capaci, di una squadra di uomini e donne con competenze gestionali della vita pubblica, ma non è affatto un imprenditore della vita pubblica. Un imprenditore persegue il fine di accumulare denaro e ricchezze derivanti da una attività svolta a fine di lucro. Un pubblico amministratore no, perché deve tenere conto, tra le variabili dello sviluppo, di una serie di valori immateriali ed intangibili, quali la sicurezza, la tutela della famiglia, le esigenze di vita sociale, variabili che spesso determinano necessità di investimenti i cui ritorni, a differenza degli investimenti privati, non sono misurabili in termini di flussi di cassa e di utili di impresa.
Quindi, prima di dire cosa faremo, dirò subito cosa noi non faremo: non faremo i manager pubblici a tutela dello sviluppo di una parte di imprenditori privati! Per chi ancora non avesse capito, sarò ancora più esplicito: noi non siamo interessati a fare business, noi non siamo interessati a fare gli immobiliaristi, noi non siamo interessati a curare gli interessi dei potenti e dei ricchi che hanno gestito, fino ad oggi, gli obiettivi privati, vergognosamente mascherati come interesse collettivo!
Questo è il primo punto del mio intervento, ed anche il primo punto del programma che abbiamo insieme costruito: chi sta con me deve sapere che noi abbiamo un obiettivo preciso, chiaro e imprescindibile, che viene davanti a tutti gli altri.
Un obiettivo storico, alto, prioritario, irrinunciabile, di valore ideale, ma anche di importanza pratica per chiunque abbia un interesse economico e sociale in questa comunità, una città addormentata ma non dormiente, una città annichilita ma non doma, una città delusa ma ardente sotto la nebbia.
È ora, è il momento storico che qualcuno dica a gran voce che questa città non può essere governata per decisione imposta e indiscutibile, per interesse di parte non dichiarabile, per proclami annunciati e non realizzabili, mediante provvedimenti che tutelano le oligarchie, il governo dei ricchi. Sarà deluso però chi si aspetta che io oggi continui a fare critica, perché è finito il tempo del j'accuse, è venuto il tempo dei programmi, è l'ora della proposta, è ora di enunciare i nostri principi ed i nostri piani operativi.
E' ora, prima di tutto, come primo elemento ideale del nostro programma, che il comune di Alessandria ritorni ad essere, semplicemente, il tempio della politica cittadina, il luogo della tutela degli interessi di tutti, il centro della nostra democrazia! E' ora che questa città si svegli dal torpore, che questa città dimostri di volere il cambiamento, che noi tutti ci alziamo insieme in piedi a fare sentire, prima che sia troppo tardi, che esiste ancora la speranza!

La speranza. Perché il nostro è un programma di speranza. La speranza è ciò che muove le energie, le risorse, le idee, i capitali. Questa cosa è così importante che muove gli investitori istituzionali, le banche, i capitali.
Ci sono Comuni italiani di 60.000 abitanti, quali Siena, per esempio, che sulla base di questo fattore, hanno realizzato opere magnifiche di risanamento e sviluppo locale, quale il recupero del Santa Maria della Scala, per il mezzo di strumenti finanziari quali i BOC, buoni obbligazionari comunali, uniti alle risorse delle fondazioni bancarie locali.
Qualcuno dirà che noi non abbiamo le stesse potenzialità. Non sono d'accordo. Non abbiamo forse anche noi delle fondazioni bancarie locali? E non abbiamo forse una opera storica di straordinario valore, dalle potenzialità economiche straordinarie, se adeguatamente valorizzata, quale ad esempio la cittadella?
Mi chiedono - lo hanno fatto già alcune volte giornalisti e concittadini - quali siano i progetti importanti che noi vogliamo realizzare. Domanda giusta, alla quale in campagna elettorale si tende a rispondere per stupire, attrarre il voto, poi si vedrà.
Ma anche in questo aspetto, ecco una seconda differenza nel nostro programma, rispetto a quello degli altri.
Se la prima è la ricerca della democrazia, della partecipazione alla formazione della decisione, del rispetto della democrazia rappresentativa, ma anche di quella partecipativa della cittadinanza, la seconda grande differenza non è ideologica, ma di metodo. Il nostro metodo non è fatto di slogan, di proclami, di annunciazione ad effetto, di cose dette per riempire le pagine dei giornali, ben sapendo che sono irrealizzabili, tanto per prendere voti e consenso. Il nostro metodo è basato sul rigore di chi sa come funziona il mondo economico, di chi ricorda la situazione debitoria di questo comune, di chi realisticamente comprende che gli imprenditori, senza i quali non si ha motore di investimento, non si muovono in assenza di un fattore chiave: la fiducia.

Allora, un politico credibile non fa proclami. Non annuncia tanto per stupire ed ingannare, perché potrà forse ingannare l'elettorato, ma non certo gli operatori professionali del capitale. Un politico serio ed autorevole sa di non potere giocare e scherzare sui giornali locali, annunciando progetti avveniristici, per mantenere o acquisire in modo meschino il consenso, ma guarda con rigore all'interesse collettivo ed al modo di comunicare lo sviluppo all'investitore privato. (inaugurare le intenzioni)
Ecco il ruolo del Comune in un contesto economico: creare un clima di fiducia, condizione necessaria per attrarre l'investimento privato. Ma come si crea la fiducia?
Con il rigore e la trasparenza.

Il mercato si muove se conosce. L'investitore non mette il suo capitale in un quadro confuso, disorganico, privo di prospettive definite e pianificate. L'investimento, poiché si colloca nel medio lungo termine, richiede un quadro territoriale chiaro nello stesso periodo, quello che consentirà il ritorno del capitale.
Allora, siamo seri, signori.
Noi non possiamo annunciare, se vogliamo amministrare con rigore, vuoti progetti, libri dei sogni, proclami elettorali, perché noi non siamo qui ad ingannare la gente.

Dobbiamo invece dire cosa faremo nei primi cento giorni del nostro mandato.
La prima cosa da fare, per cominciare ad invertire la rotta, per comunicare al mercato il nostro territorio, per creare la fiducia necessaria alla attrazione degli investimenti, è quella di dotare Alessandria di uno strumento di pianificazione, di cui si sono dotate Torino, Cuneo, e più recentemente Asti. Oppure, vogliamo continuare ad essere gli ultimi in tutte le classifiche, anche in quella della chiarezza?

Non raccontiamo allora balle alla gente. Non andremo da nessuna parte e non realizzeremo alcun grande progetto strategico allo sviluppo se non avremo le risorse finanziarie per realizzarlo. E non avremo le risorse finanziarie se non riusciremo ad attrarre gli investimenti privati. Non avremo gli investimenti privati se non faremo partire, nei primi cento giorni del nostro mandato, il progetto per il piano strategico della città di Alessandria!
Questa è la sola cosa seria che si può dire in coscienza oggi alla gente: poiché i capitali necessitano di un quadro certo, e poiché la certezza viene dalla fiducia, e poiché la fiducia necessita chiarezza, una amministrazione pubblica deve comunicare al mercato il suo piano di sviluppo strategico, prima di fare proclami.
La vogliamo smettere di essere vuoti comunicatori di messaggi inconcludenti: io non ho mai sentito nessuno che sia contro il lavoro, a favore dell'aumento delle tasse, contro la famiglia ed il socio assistenziale, o che voglia inquinare l'ambiente.

Che senso ha parlare di industria senza un piano logistico e di viabilità con altri territori? Che senso ha parlare di sviluppo locale o di turismo senza una interconnessione con gli altri comuni capizona? Quale logica decidere sulla ZTL senza un piano per il commercio? Quale rigore ha decidere sui fondi per l'Università in assenza di una strategia occupazionale? Quale criterio ha una decisione di investimento pubblico che non tenga conto di chiare e definite linee di sviluppo, nel momento in cui i fondi comunitari saranno indirizzati a ben precisi indirizzi quali la connessione tra industria ed università, lo sviluppo delle energie compatibili, la riqualificazione del territorio e del tessuto dei prodotti locali, ivi compresi quelli turistici, il sostegno alla industria della conoscenza?
Primo punto, dunque: fare partire, da subito, ciò di cui questa città drammaticamente necessita, e senza il quale non andremo da nessuna parte, un piano chiaro e trasparente, un piano strategico da comunicare non agli amici degli amici, ma al mercato dei capitali!
Questo attrae non gli investimenti speculativi, quelli delle informazioni di corridoio e delle sere d'affari per pochi intimi, ma quelli veri, quelli che si muovono nella chiarezza e nel quadro di fiducia, i soli investimenti che danno la crescita e l'occupazione!
Secondo punto del programma, da avviare nei primi cento giorni: non basta decidere e pianificare, bisogno poi gestire, monitorare e raccogliere le risorse.

Quindi, seconda azione da fare, un radicale riordino, un disboscamento delle tante società partecipate dal comune, create forse più per generare posti di consiglio di amministrazione che per reale necessità, uno sfrondamento di ciò che non è necessario, una razionalizzazione dei costi e soprattutto la creazione di una società a maggioranza pubblica, che svolga il ruolo necessario, indispensabile per avviare i grandi progetti.

Sia ben chiaro a tutti. Io non mi candido per asfaltare le strade e per mettere le lampadine ai lampioni, e nemmeno per fare le rotonde a poche settimane dal voto. Saper gestire l'ordinaria amministrazione è il requisito minimo di ogni amministratore che si rispetti, ma non crea lo sviluppo, aggiusta la città (e ce n'è bisogno) ma non la rilancia. Chi aderisce a questo progetto collettivo, che insieme abbiamo costruito in mesi di duro lavoro, lo fa per avviare grandi progetti di rilancio della città, che si scrivono subito in un piano strategico, e che poi necessitano tempo e risorse per essere realizzati nel periodo dei cinque anni di mandato. La raccolta dei fondi necessari alle grandi opere non avviene per caso: deve essere pianificata. Allora, secondo punto strategico del programma: eliminare o accorpare società pubbliche inutili o non strategiche, e dotarci invece di una strategica che non c'è. Si chiama finanziaria di sviluppo comunale.
Il ruolo di questa società, che dovrà per statuto essere rigorosamente a maggioranza di capitale pubblico, è quello, ampiamente illustrato nel nostro programma, di realizzazione ed attuazione degli indirizzi del piano strategico, di raccolta del capitale pubblico e privato in logica di coinvestimento, di pianificazione territoriale che parta dalla società civile.

In questo ambito, non possiamo dimenticare che sul nostro tessuto cittadino esistono realtà imprenditoriali organizzate, negli anni sistematicamente dimenticate dalla parte politica, al di là di qualche convegno o di tante belle parole.
Si chiamano associazioni di categoria, e svolgono gli interessi del mondo economico e produttivo, da quello agricolo a quello industriale, da quello del turismo a quello del commercio, da quello cooperativo a quello artigianale.
La società finanziaria di sviluppo dovrà creare e realizzare i grandi progetti, dialogando con le istituzioni finanziarie locali e non locali, trovando sul piano operativo il coinvolgimento degli imprenditori e sul piano finanziario le risorse agevolate e di finanza privata, ordinaria ed innovativa, necessarie alla loro concreta realizzazione.
Ecco che ora, e solo ora, posso fare esempi di grande progettualità.
Ne farò due, che mi sembrano rappresentativi di una strategia di rilancio della città.

Il primo. Ridiamo il sagrato a Santa Maria di Castello. Demoliamo ciò che i cittadini non vogliono, permutiamo l'area con una altra per consentire alla ATC e alla stessa azienda di costruire lo stesso numero di alloggi, in modo da non pagare sanzioni. Da qui incominciamo a dare un volto nuovo alla città. Il rilancio di Alessandria, in modo simbolico, parte, con questo progetto, dai suoi luoghi fondativi, nel recupero di una immagine forte del centro storico, nell'investimento in un bene simbolo, in un fattore di attrazione e di identificazione delle radici della nostra città!

Il secondo, un grande progetto sulla cittadella. Abbiamo una opera di enorme valore storico, architettonico e turistico, un borgo che viene ritornato alla città. In una epoca in cui su 57 milioni di abitanti in Italia soltanto 23 lavorano, in cui le curve demografiche della popolazione dimostrano un invecchiamento tendenziale da oggi ai prossimi decenni, in cui il turismo viene dato come una industria con trend in crescita fino al 2020, in cui le analisi socio economiche dimostrano la ricerca del turismo mondiale di nuove mete turistiche in cui le variabili target sono la cultura e la storia, appare centrale investire sulla nostra cittadella. Non solo le fondazioni bancarie ed i fondi di investimento vedono come la cultura possa trasformarsi, in Italia, in uno straordinario attrattore di flussi turistici.
Perché sbilanciarsi così sulla cultura? Perché, ad esempio le nostre imprese manifatturiere tendono ad investire nei paesi dell'est del mondo.

Al primo posto nella attrazione dei cervelli si trova ormai la Cina; l'India è al terzo posto, poco dietro gli Stati Uniti, e davanti al Giappone. Abbiamo ancora qualche dubbio sulle direttrici dello sviluppo industriale?
Ma poi esiste un fenomeno ancora poco noto. Il mondo cambia assetto, in modo repentino, noi esportiamo industria ma importiamo turismo, perché grandi masse di popoli si stanno spostando verso il vecchio mondo, per conoscerlo.

Si consideri che nel 2006 oltre mezzo milione di cinesi sono venuti in Europa per visitare le città d'arte e che ai primi posti hanno visitato le città tedesche e francesi, mentre circa 90.000 hanno raggiunto le mete italiane, che pure detengono una quota maggioritaria dei monumenti storici e culturali mondiali. Stiamo parlando di un turismo ricco e che lascia sul territorio importanti risorse. Pensiamo allora, con un po' di immaginazione, a cosa sarebbe la nostra Cittadella se facessimo di essa un attrattore di eventi internazionali, un centro di eccellenza della cultura e della promozione di un territorio più ampio, un campus universitario dell'industria del turismo del basso Piemonte, con un piano integrato dalle potenzialità enormi di rilancio del commercio locale.
La cittadella, memoria storica di un manufatto di guerra, potrebbe costituire un ponte ideale tra passato e futuro, potrebbe diventare un simbolo moderno di promozione di progetti di pace e di fratellanza tra i popoli, ed inserirsi in quel grande filone culturale che, da New York a Montreal, da Pechino a Parigi, si sta costruendo a livello mondiale da parte dei grandi amministratori pubblici.

I grandi amministratori pubblici, anche di piccole città della Francia e della Germania, con ben minori attrattive della nostra Alessandria, hanno capito che, avendo un prodotto turistico locale, si può vendere il turismo come obiettivo economico, e sfruttare il turismo come elemento di fratellanza tra i popoli di un mondo globale!
Fin qui, vi ho detto di un punto ideologico, di due azioni strategiche e di due grandi progetti da attuare
Una città non è però solo fatta di grandi cose, ma anche della vita di tutti i giorni. Una città non vive soltanto nella aspettative del suo stesso futuro, ma anche della quotidianità. Una città non deve solo avere una prospettiva, ma anche essere da subito abitabile, confortevole, a misura d'uomo.

Per questa ragione, la terza iniziativa che prenderemo nei primi cento giorni sarà, semplicemente, quella di mettere il buon senso laddove questo è stato scordato, dimenticando di ascoltare l'opinione della gente. Io non dico che non si debbano prendere le decisioni, anzi, l'amministratore pubblico deve decidere, ma deve anche, prima di tutto, sapere ascoltare, ed eventualmente rivedere anche le proprie decisioni, se sono palesemente in contrasto con quelle della maggioranza dei suoi concittadini.
In politica, vi sono soltanto due teorie che non hanno rispetto della volontà collettiva e popolare: la prima è la teoria dirigista, tipica del comunismo, e la seconda è quella dittatoriale. Cosa hanno in comune entrambe: entrambe pensano che il politico, poiché governa, decide per il bene ultimo e supremo, e le sue decisioni vanno rispettate poiché egli conosce il fine ultimo ed alto del suo agire, e agisce anche in disaccordo col popolo, per il bene stesso del popolo. Come dire, le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni!

In Alessandria vi sono 2 esempi di questo tipo, da correggere nei primi cento giorni. Il primo è quello della ZTL, il secondo quello della raccolta differenziata. La ZTL non funziona perché in una città come Alessandria, anziché chiudere una parte di città finisce per chiudere tutta la città! Occorre piuttosto fare una ZTL articolata a macchia di leopardo, con aree riservate ma tra loro interconnesse ed integrate. La ZTL è solo uno dei tanti elementi che devono ridurre l'inquinamento, ma non può essere l'argomento esclusivo né tanto meno un alibi per adottare politiche fintamente ambientaliste. Tali politiche, dimenticando che l'impatto ambientale nei moderni centri urbani è prodotto soprattutto dal riscaldamento delle abitazioni, giustificano scelte irrazionali che creano mostruose amebe le quali, inglobando aree sempre più ampie della città, alla fine ne soffocano, come è successo, lo sviluppo economico e commerciale. Semmai, per combattere l'inquinamento, occorre innovare i mezzi tecnologici di utilizzo dell'energia, seguire le indicazioni della comunità europea, passare dallo sfruttamento dell'energia del fossile a quello dell'impiego di altre fonti energetiche, come ad esempio quella della luce. Questo sì che significa fare una politica ambientale, nella quale deve per forza intervenire il pubblico, dato il differenziale dei prezzi tra le tecnologie.
Quanto alla viabilità, il punto non è che noi siamo a favore delle auto nel centro storico, quanto il fatto che uno dei modi di non avere le auto per la strada non è solo quello di chiudere le strade, ma quello di fare parcheggi.
Farli, non cantierarli!

Il secondo esempio di intervento correttivo è sul dissennato ed indecente piano della raccolta differenziata. Se tutta Alessandria si lamenta, come si fa a pensare di aver ragione ad ogni costo? Soltanto una amministrazione comunale che non ha il rispetto del concetto di proprietà privata, può imporre la raccolta dell'organico nei cortili delle abitazioni, per di più a distanza di giorni, contro ogni evidente ragione di sicurezza e di igiene. Noi proponiamo che l'organico sia nuovamente tolto dai cortili dei nostri concittadini e rimesso sulla strada, e che venga raccolto ogni giorno, come in ogni paese del mondo civile!

Scusate, ma ho una sola domanda economica da porre all'attuale sistema: se il rifiuto, come io concordo, è una risorsa, perché la raccolta del rifiuto si mangia letteralmente il margine economico della raccolta stessa, l'operazione che senso ha?
Se l'obiettivo è realizzare una raccolta per filiere, occorre studiare la ragione economica ed ambientale per cui lo si fa, ed adottare una soluzione rispettosa del diritto privato, ed economicamente vantaggiosa, valutando anche l'analisi di moderni sistemi di post vagliatura presso la discarica.
Viabilità, ambiente, zona a traffico limitato. A tutti noi piace vivere in una città pulita. A patto, basta guardare altre città, di vivere anche in una città viva.

Stanno cercando, dall'altra parte, di portare il confronto sulla rissa, ed è per questa ragione che io non accetto le provocazioni, non rispondo a chi dice che noi non avremmo idee, ma vado avanti per la mia strada. Del resto, invito voi tutti a fare conoscere alla gente il nostro programma elettorale, a parlare di cosa noi vogliamo fare, a lasciare perdere le critiche su ciò che è stato fatto, e ad illustrare i nostri programmi.
Fin qui sono arrivato, tentando di rispettare il mandato che le forze politiche mi avevano assegnato: migliorare la coesione del centrodestra, in preparazione dei cambiamenti nel sistema politico che sono incipienti. Penso di averlo sviluppato.
Ora tocca a voi sostenere questo testimone, andare per case, incontrare amici, parenti, conoscenti, sapendo una cosa: che mi avrete al vostro fianco, convinto, certo, deciso, disposto a sostenere la vostra lotta, incorruttibile nel pensare che sull'identità del grande popolo della libertà non stiamo giocando solo il futuro della città o il nostro, ma soprattutto quello dei nostri figli.

Non posso e non voglio certo qui fare riassunti imprecisi, né fare elenchi che certo dimenticherebbero cose importanti e care a molti di voi che avete scritto il programma, e che ringrazio per il lavoro svolto. Mi permetto di suggerire però ancora un paio di cose.
La prima, è ribadire che la nostra non è solo l'idea di una città dell'economia e della ricchezza, dello sviluppo, ma innanzitutto una città della famiglia e dello sviluppo sociale. La nostra è una popolazione in rapido mutamento demografico, con molte persone anziane, e con necessità di interpretare e conciliare, come dicevo in apertura, i fabbisogni di reddito e quelli di valori. Si vadano a leggere, i nostri detrattori, quanto noi scriviamo nel nostro programma per la famiglia. La nostra cultura è liberista, non assistenziale, ma ben sappiamo che una città vivibile deve realizzare uno scambio civile tra i portatori di reddito ed i portatori di valori!
Ai portatori di reddito noi proponiamo una città più libera, in termini di mercato; ai portatori di valori noi garantiamo un comune a misura di persona, con più servizi e meno burocrazia.
E soprattutto, e questa è la sola promessa che vi faccio, se io diventerò sindaco, resterò la stessa persona che oggi vi parla, e per parlare al vostro sindaco non sarà necessario fare prenotazioni a mezzo fax!

La seconda cosa del programma operativo che mi permetto di raccomandare di illustrare alla gente riguarda la sicurezza.
Noi proponiamo di definire il piano della sicurezza comunale, il ripotenziamento della polizia municipale, la riqualificazione della stessa verso un sistema moderno di offerta di sicurezza. Un esempio importante in questo senso di azione operativa è il rilancio dell'ufficio della Polizia Municipale che raccoglie informazioni, perché attraverso questo è possibile contrastare la microcriminalità. Una città sicura è anche una città accogliente, e qui mi riferisco al tema dell'immigrazione, in cui si integrano le cIn questi mesi la città della nebbia è stata tra formata in una città a colori dal vostro amore. Non credete a chi vuole domani darvi una città a colori, perché già ce l'avete.

Siete voi la città a colori che cercate.
Quando cammino, una sera d'inverno, per Alessandria, attraverso la nebbia, mi chiedo se esista una città più bella. Non la città che vedo, ma quella che amo. Quella città nella quale sono cresciuto e sono vissuto, ed alla quale associo, nei miei liberi pensieri, immagini e sensazioni, spesso confuse nei ricordi, che rendono la realtà, lo sappiamo, ancora più bella, per effetto della fantasia.
Non è possibile trovare una spiegazione diversa alla motivazione che spinge un uomo a stare per oltre venti anni sui banchi dell'opposizione nel consiglio comunale della sua città, se non - al di là delle dietrologie - l'amore per qualcosa, perché nulla di immediatamente perseguibile, in termini di materiali interessi, giustifica un impegno così lungo di vita politica. Vita politica, sì, lo dico a voi con entusiasmo, perché questo è il primo risultato di questa campagna elettorale, portare nuovamente la gente a fare e a parlare di politica.

Questo impegno civico, questo desiderio di migliorare le cose, questo sogno forse infantile ed ingannevole di potere cambiare sempre in meglio la realtà, rappresenta l'essenza stessa della vita politica, nobile arte, se finalizzata ad un fine di continuo confronto, dibattito, agone dialettico, dedizione e servizio alla cosa pubblica.
Sono partito da queste considerazioni perché questo mio discorso è, e vuole dichiaratamente essere, un discorso politico, ed un uomo politico, che oggi spesso si cerca di rappresentare come un manager pubblico, non è affatto questo. Un uomo politico si circonda di manager capaci, di una squadra di uomini e donne con competenze gestionali della vita pubblica, ma non è affatto un imprenditore della vita pubblica. Un imprenditore persegue il fine di accumulare denaro e ricchezze derivanti da una attività svolta a fine di lucro.

Un pubblico amministratore no, perché deve tenere conto, tra le variabili dello sviluppo, di una serie di valori immateriali ed intangibili, quali la sicurezza, la tutela della famiglia, le esigenze di vita sociale, variabili che spesso determinano necessità di investimenti i cui ritorni, a differenza degli investimenti privati, non sono misurabili in termini di flussi di cassa e di utili di impresa.
Quindi, prima di dire cosa faremo, dirò subito cosa noi non faremo: non faremo i manager pubblici a tutela dello sviluppo di una parte di imprenditori privati! Per chi ancora non avesse capito, sarò ancora più esplicito: noi non siamo interessati a fare business, noi non siamo interessati a fare gli immobiliaristi, noi non siamo interessati a curare gli interessi dei potenti e dei ricchi che hanno gestito, fino ad oggi, gli obiettivi privati, vergognosamente mascherati come interesse collettivo!Questo è il primo punto del mio intervento, ed anche il primo punto del programma che abbiamo insieme costruito: chi sta con me deve sapere che noi abbiamo un obiettivo preciso, chiaro e imprescindibile, che viene davanti a tutti gli altri. Un obiettivo storico, alto, prioritario, irrinunciabile, di valore ideale, ma anche di importanza pratica per chiunque abbia un interesse economico e sociale in questa comunità, una città addormentata ma non dormiente, una città annichilita ma non doma, una città delusa ma ardente sotto la nebbia. È ora, è il momento storico che qualcuno dica a gran voce che questa città non può essere governata per decisione imposta e indiscutibile, per interesse di parte non dichiarabile, per proclami annunciati e non realizzabili, mediante provvedimenti che tutelano le oligarchie, il governo dei ricchi.

Sarà deluso però chi si aspetta che io oggi continui a fare critica, perché è finito il tempo del j'accuse, è venuto il tempo dei programmi, è l'ora della proposta, è ora di enunciare i nostri principi ed i nostri piani operativi. E' ora, prima di tutto, come primo elemento ideale del nostro programma, che il comune di Alessandria ritorni ad essere, semplicemente, il tempio della politica cittadina, il luogo della tutela degli interessi di tutti, il centro della nostra democrazia! E' ora che questa città si svegli dal torpore, che questa città dimostri di volere il cambiamento, che noi tutti ci alziamo insieme in piedi a fare sentire, prima che sia troppo tardi, che esiste ancora la speranza!
La speranza. Perché il nostro è un programma di speranza. La speranza è ciò che muove le energie, le risorse, le idee, i capitali. Questa cosa è così importante che muove gli investitori istituzionali, le banche, i capitali. Ci sono Comuni italiani di 60.000 abitanti, quali Siena, per esempio, che sulla base di questo fattore, hanno realizzato opere magnifiche di risanamento e sviluppo locale, quale il recupero del Santa Maria della Scala, per il mezzo di strumenti finanziari quali i BOC, buoni obbligazionari comunali, uniti alle risorse delle fondazioni bancarie locali.

Qualcuno dirà che noi non abbiamo le stesse potenzialità. Non sono d'accordo. Non abbiamo forse anche noi delle fondazioni bancarie locali? E non abbiamo forse una opera storica di straordinario va(fotolore, dalle potenzialità economiche straordinarie, se adeguatamente valorizzata, quale ad esempio la cittadella?
Mi chiedono - lo hanno fatto già alcune volte giornalisti e concittadini - quali siano i progetti importanti che noi vogliamo realizzare. Domanda giusta, alla quale in campagna elettorale si tende a rispondere per stupire, attrarre il voto, poi si vedrà.
Ma anche in questo aspetto, ecco una seconda differenza nel nostro programma, rispetto a quello degli altri.

Se la prima è la ricerca della democrazia, della partecipazione alla formazione della decisione, del rispetto della democrazia rappresentativa, ma anche di quella partecipativa della cittadinanza, la seconda grande differenza non è ideologica, ma di metodo. Il nostro metodo non è fatto di slogan, di proclami, di annunciazione ad effetto, di cose dette per riempire le pagine dei giornali, ben sapendo che sono irrealizzabili, tanto per prendere voti e consenso. Il nostro metodo è basato sul rigore di chi sa come funziona il mondo economico, di chi ricorda la situazione debitoria di questo comune, di chi realisticamente comprende che gli imprenditori, senza i quali non si ha motore di investimento, non si muovono in assenza di un fattore chiave: la fiducia.
Allora, un politico credibile non fa proclami. Non annuncia tanto per stupire ed ingannare, perché potrà forse ingannare l'elettorato, ma non certo gli operatori professionali del capitale. Un politico serio ed autorevole sa di non potere giocare e scherzare sui giornali locali, annunciando progetti avveniristici, per mantenere o acquisire in modo meschino il consenso, ma guarda con rigore all'interesse collettivo ed al modo di comunicare lo sviluppo all'investitore privato. (inaugurare le intenzioni)
Ecco il ruolo del Comune in un contesto economico: creare un clima di fiducia, condizione necessaria per attrarre l'investimento privato. Ma come si crea la fiducia?
Con il rigore e la trasparenza.

Il mercato si muove se conosce. L'investitore non mette il suo capitale in un quadro confuso, disorganico, privo di prospettive definite e pianificate. L'investimento, poiché si colloca nel medio lungo termine, richiede un quadro territoriale chiaro nello stesso periodo, quello che consentirà il ritorno del capitale.
Allora, siamo seri, signori.
Noi non possiamo annunciare, se vogliamo amministrare con rigore, vuoti progetti, libri dei sogni, proclami elettorali, perché noi non siamo qui ad ingannare la gente.
Dobbiamo invece dire cosa faremo nei primi cento giorni del nostro mandato.
La prima cosa da fare, per cominciare ad invertire la rotta, per comunicare al mercato il nostro territorio, per creare la fiducia necessaria alla attrazione degli investimenti, è quella di dotare Alessandria di uno strumento di pianificazione, di cui si sono dotate Torino, Cuneo, e più recentemente Asti. Oppure, vogliamo continuare ad essere gli ultimi in tutte le classifiche, anche in quella della chiarezza?

Non raccontiamo allora balle alla gente. Non andremo da nessuna parte e non realizzeremo alcun grande progetto strategico allo sviluppo se non avremo le risorse finanziarie per realizzarlo. E non avremo le risorse finanziarie se non riusciremo ad attrarre gli investimenti privati. Non avremo gli investimenti privati se non faremo partire, nei primi cento giorni del nostro mandato, il progetto per il piano strategico della città di Alessandria!
Questa è la sola cosa seria che si può dire in coscienza oggi alla gente: poiché i capitali necessitano di un quadro certo, e poiché la certezza viene dalla fiducia, e poiché la fiducia necessita chiarezza, una amministrazione pubblica deve comunicare al mercato il suo piano di sviluppo strategico, prima di fare proclami.

La vogliamo smettere di essere vuoti comunicatori di messaggi inconcludenti: io non ho mai sentito nessuno che sia contro il lavoro, a favore dell'aumento delle tasse, contro la famiglia ed il socio assistenziale, o che voglia inquinare l'ambiente.
Che senso ha parlare di industria senza un piano logistico e di viabilità con altri territori? Che senso ha parlare di sviluppo locale o di turismo senza una interconnessione con gli altri comuni capizona? Quale logica decidere sulla ZTL senza un piano per il commercio? Quale rigore ha decidere sui fondi per l'Università in assenza di una strategia occupazionale? Quale criterio ha una decisione di investimento pubblico che non tenga conto di chiare e definite linee di sviluppo, nel momento in cui i fondi comunitari saranno indirizzati a ben precisi indirizzi quali la connessione tra industria ed università, lo sviluppo delle energie compatibili, la riqualificazione del territorio e del tessuto dei prodotti locali, ivi compresi quelli turistici, il sostegno alla industria della conoscenza?
Primo punto, dunque: fare partire, da subito, ciò di cui questa città drammaticamente necessita, e senza il quale non andremo da nessuna parte, un piano chiaro e trasparente, un piano strategico da comunicare non agli amici degli amici, ma al mercato dei capitali!
Questo attrae non gli investimenti speculativi, quelli delle informazioni di corridoio e delle sere d'affari per pochi intimi, ma quelli veri, quelli che si muovono nella chiarezza e nel quadro di fiducia, i soli investimenti che danno la crescita e l'occupazione!
Secondo punto del programma, da avviare nei primi cento giorni: non basta decidere e pianificare, bisogno poi gestire, monitorare e raccogliere le risorse.

Quindi, seconda azione da fare, un radicale riordino, un disboscamento delle tante società partecipate dal comune, create forse più per generare posti di consiglio di amministrazione che per reale necessità, uno sfrondamento di ciò che non è necessario, una razionalizzazione dei costi e soprattutto la creazione di una società a maggioranza pubblica, che svolga il ruolo necessario, indispensabile per avviare i grandi progetti.
Sia ben chiaro a tutti. Io non mi candido per asfaltare le strade e per mettere le lampadine ai lampioni, e nemmeno per fare le rotonde a poche settimane dal voto. Saper gestire l'ordinaria amministrazione è il requisito minimo di ogni amministratore che si rispetti, ma non crea lo sviluppo, aggiusta la città (e ce n'è bisogno) ma non la rilancia. Chi aderisce a questo progetto collettivo, che insieme abbiamo costruito in mesi di duro lavoro, lo fa per avviare grandi progetti di rilancio della città, che si scrivono subito in un piano strategico, e che poi necessitano tempo e risorse per essere realizzati nel periodo dei cinque anni di mandato. La raccolta dei fondi necessari alle grandi opere non avviene per caso: deve essere pianificata. Allora, secondo punto strategico del programma: eliminare o accorpare società pubbliche inutili o non strategiche, e dotarci invece di una strategica che non c'è. Si chiama finanziaria di sviluppo comunale.
Il ruolo di questa società, che dovrà per statuto essere rigorosamente a maggioranza di capitale pubblico, è quello, ampiamente illustrato nel nostro programma, di realizzazione ed attuazione degli indirizzi del piano strategico, di raccolta del capitale pubblico e privato in logica di coinvestimento, di pianificazione territoriale che parta dalla società civile.

In questo ambito, non possiamo dimenticare che sul nostro tessuto cittadino esistono realtà imprenditoriali organizzate, negli anni sistematicamente dimenticate dalla parte politica, al di là di qualche convegno o di tante belle parole.
Si chiamano associazioni di categoria, e svolgono gli interessi del mondo economico e produttivo, da quello agricolo a quello industriale, da quello del turismo a quello del commercio, da quello cooperativo a quello artigianale.
La società finanziaria di sviluppo dovrà creare e realizzare i grandi progetti, dialogando con le istituzioni finanziarie locali e non locali, trovando sul piano operativo il coinvolgimento degli imprenditori e sul piano finanziario le risorse agevolate e di finanza privata, ordinaria ed innovativa, necessarie alla loro concreta realizzazione.
Ecco che ora, e solo ora, posso fare esempi di grande progettualità.
Ne farò due, che mi sembrano rappresentativi di una strategia di rilancio della città.


Il primo. Ridiamo il sagrato a Santa Maria di Castello. Demoliamo ciò che i cittadini non vogliono, permutiamo l'area con una altra per consentire alla ATC e alla stessa azienda di costruire lo stesso numero di alloggi, in modo da non pagare sanzioni. Da qui incominciamo a dare un volto nuovo alla città. Il rilancio di Alessandria, in modo simbolico, parte, con questo progetto, dai suoi luoghi fondativi, nel recupero di una immagine forte del centro storico, nell'investimento in un bene simbolo, in un fattore di attrazione e di identificazione delle radici della nostra città!
Il secondo, un grande progetto sulla cittadella. Abbiamo una opera di enorme valore storico, architettonico e turistico, un borgo che viene ritornato alla città. In una epoca in cui su 57 milioni di abitanti in Italia soltanto 23 lavorano, in cui le curve demografiche della popolazione dimostrano un invecchiamento tendenziale da oggi ai prossimi decenni, in cui il turismo viene dato come una industria con trend in crescita fino al 2020, in cui le analisi socio economiche dimostrano la ricerca del turismo mondiale di nuove mete turistiche in cui le variabili target sono la cultura e la storia, appare centrale investire sulla nostra cittadella. Non solo le fondazioni bancarie ed i fondi di investimento vedono come la cultura possa trasformarsi, in Italia, in uno straordinario attrattore di flussi turistici.
Perché sbilanciarsi così sulla cultura? Perché, ad esempio le nostre imprese manifatturiere tendono ad investire nei paesi dell'est del mondo.
Al primo posto nella attrazione dei cervelli si trova ormai la Cina; l'India è al terzo posto, poco dietro gli Stati Uniti, e davanti al Giappone. Abbiamo ancora qualche dubbio sulle direttrici dello sviluppo industriale?
Ma poi esiste un fenomeno ancora poco noto. Il mondo cambia assetto, in modo repentino, noi esportiamo industria ma importiamo turismo, perché grandi masse di popoli si stanno spostando verso il vecchio mondo, per conoscerlo.

Si consideri che nel 2006 oltre mezzo milione di cinesi sono venuti in Europa per visitare le città d'arte e che ai primi posti hanno visitato le città tedesche e francesi, mentre circa 90.000 hanno raggiunto le mete italiane, che pure detengono una quota maggioritaria dei monumenti storici e culturali mondiali. Stiamo parlando di un turismo ricco e che lascia sul territorio importanti risorse. Pensiamo allora, con un po' di immaginazione, a cosa sarebbe la nostra Cittadella se facessimo di essa un attrattore di eventi internazionali, un centro di eccellenza della cultura e della promozione di un territorio più ampio, un campus universitario dell'industria del turismo del basso Piemonte, con un piano integrato dalle potenzialità enormi di rilancio del commercio locale.
La cittadella, memoria storica di un manufatto di guerra, potrebbe costituire un ponte ideale tra passato e futuro, potrebbe diventare un simbolo moderno di promozione di progetti di pace e di fratellanza tra i popoli, ed inserirsi in quel grande filone culturale che, da New York a Montreal, da Pechino a Parigi, si sta costruendo a livello mondiale da parte dei grandi amministratori pubblici.
I grandi amministratori pubblici, anche di piccole città della Francia e della Germania, con ben minori attrattive della nostra Alessandria, hanno capito che, avendo un prodotto turistico locale, si può vendere il turismo come obiettivo economico, e sfruttare il turismo come elemento di fratellanza tra i popoli di un mondo globale!
Fin qui, vi ho detto di un punto ideologico, di due azioni strategiche e di due grandi progetti da attuare
Una città non è però solo fatta di grandi cose, ma anche della vita di tutti i giorni. Una città non vive soltanto nella aspettative del suo stesso futuro, ma anche della quotidianità. Una città non deve solo avere una prospettiva, ma anche essere da subito abitabile, confortevole, a misura d'uomo. Per questa ragione, la terza iniziativa che prenderemo nei primi cento giorni sarà, semplicemente, quella di mettere il buon senso laddove questo è stato scordato, dimenticando di ascoltare l'opinione della gente.
Io non dico che non si debbano prendere le decisioni, anzi, l'amministratore pubblico deve decidere, ma deve anche, prima di tutto, sapere ascoltare, ed eventualmente rivedere anche le proprie decisioni, se sono palesemente in contrasto con quelle della maggioranza dei suoi concittadini. In politica, vi sono soltanto due teorie che non hanno rispetto della volontà collettiva e popolare: la prima è la teoria dirigista, tipica del comunismo, e la seconda è quella dittatoriale.
Cosa hanno in comune entrambe: entrambe pensano che il politico, poiché governa, decide per il bene ultimo e supremo, e le sue decisioni vanno rispettate poiché egli conosce il fine ultimo ed alto del suo agire, e agisce anche in disaccordo col popolo, per il bene stesso del popolo. Come dire, le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni!

In Alessandria vi sono 2 esempi di questo tipo, da correggere nei primi cento giorni. Il primo è quello della ZTL, il secondo quello della raccolta differenziata. La ZTL non funziona perché in una città come Alessandria, anziché chiudere una parte di città finisce per chiudere tutta la città! Occorre piuttosto fare una ZTL articolata a macchia di leopardo, con aree riservate ma tra loro interconnesse ed integrate. La ZTL è solo uno dei tanti elementi che devono ridurre l'inquinamento, ma non può essere l'argomento esclusivo né tanto meno un alibi per adottare politiche fintamente ambientaliste.
Tali politiche, dimenticando che l'impatto ambientale nei moderni centri urbani è prodotto soprattutto dal riscaldamento delle abitazioni, giustificano scelte irrazionali che creano mostruose amebe le quali, inglobando aree sempre più ampie della città, alla fine ne soffocano, come è successo, lo sviluppo economico e commerciale. Semmai, per combattere l'inquinamento, occorre innovare i mezzi tecnologici di utilizzo dell'energia, seguire le indicazioni della comunità europea, passare dallo sfruttamento dell'energia del fossile a quello dell'impiego di altre fonti energetiche, come ad esempio quella della luce.
Questo sì che significa fare una politica ambientale, nella quale deve per forza intervenire il pubblico, dato il differenziale dei prezzi tra le tecnologie. Quanto alla viabilità, il punto non è che noi siamo a favore delle auto nel centro storico, quanto il fatto che uno dei modi di non avere le auto per la strada non è solo quello di chiudere le strade, ma quello di fare parcheggi.
Farli, non cantierarli!

Il secondo esempio di intervento correttivo è sul dissennato ed indecente piano della raccolta differenziata. Se tutta Alessandria si lamenta, come si fa a pensare di aver ragione ad ogni costo? Soltanto una amministrazione comunale che non ha il rispetto del concetto di proprietà privata, può imporre la raccolta dell'organico nei cortili delle abitazioni, per di più a distanza di giorni, contro ogni evidente ragione di sicurezza e di igiene. Noi proponiamo che l'organico sia nuovamente tolto dai cortili dei nostri concittadini e rimesso sulla strada, e che venga raccolto ogni giorno, come in ogni paese del mondo civile!

Scusate, ma ho una sola domanda economica da porre all'attuale sistema: se il rifiuto, come io concordo, è una risorsa, perché la raccolta del rifiuto si mangia letteralmente il margine economico della raccolta stessa, l'operazione che senso ha?
Se l'obiettivo è realizzare una raccolta per filiere, occorre studiare la ragione economica ed ambientale per cui lo si fa, ed adottare una soluzione rispettosa del diritto privato, ed economicamente vantaggiosa, valutando anche l'analisi di moderni sistemi di post vagliatura presso la discarica.
Viabilità, ambiente, zona a traffico limitato. A tutti noi piace vivere in una città pulita. A patto, basta guardare altre città, di vivere anche in una città viva.

Stanno cercando, dall'altra parte, di portare il confronto sulla rissa, ed è per questa ragione che io non accetto le provocazioni, non rispondo a chi dice che noi non avremmo idee, ma vado avanti per la mia strada. Del resto, invito voi tutti a fare conoscere alla gente il nostro programma elettorale, a parlare di cosa noi vogliamo fare, a lasciare perdere le critiche su ciò che è stato fatto, e ad illustrare i nostri programmi.
Fin qui sono arrivato, tentando di rispettare il mandato che le forze politiche mi avevano assegnato: migliorare la coesione del centrodestra, in preparazione dei cambiamenti nel sistema politico che sono incipienti. Penso di averlo sviluppato.
Ora tocca a voi sostenere questo testimone, andare per case, incontrare amici, parenti, conoscenti, sapendo una cosa: che mi avrete al vostro fianco, convinto, certo, deciso, disposto a sostenere la vostra lotta, incorruttibile nel pensare che sull'identità del grande popolo della libertà non stiamo giocando solo il futuro della città o il nostro, ma soprattutto quello dei nostri figli.
Non posso e non voglio certo qui fare riassunti imprecisi, né fare elenchi che certo dimenticherebbero cose importanti e care a molti di voi che avete scritto il programma, e che ringrazio per il lavoro svolto. Mi permetto di suggerire però ancora un paio di cose.
La prima, è ribadire che la nostra non è solo l'idea di una città dell'economia e della ricchezza, dello sviluppo, ma innanzitutto una città della famiglia e dello sviluppo sociale. La nostra è una popolazione in rapido mutamento demografico, con molte persone anziane, e con necessità di interpretare e conciliare, come dicevo in apertura, i fabbisogni di reddito e quelli di valori. Si vadano a leggere, i nostri detrattori, quanto noi scriviamo nel nostro programma per la famiglia. La nostra cultura è liberista, non assistenziale, ma ben sappiamo che una città vivibile deve realizzare uno scambio civile tra i portatori di reddito ed i portatori di valori!
Ai portatori di reddito noi proponiamo una città più libera, in termini di mercato; ai portatori di valori noi garantiamo un comune a misura di persona, con più servizi e meno burocrazia.
E soprattutto, e questa è la sola promessa che vi faccio, se io diventerò sindaco, resterò la stessa persona che oggi vi parla, e per parlare al vostro sindaco non sarà necessario fare prenotazioni a mezzo fax!

La seconda cosa del programma operativo che mi permetto di raccomandare di illustrare alla gente riguarda la sicurezza.
Noi proponiamo di definire il piano della sicurezza comunale, il ripotenziamento della polizia municipale, la riqualificazione della stessa verso un sistema moderno di offerta di sicurezza. Un esempio importante in questo senso di azione operativa è il rilancio dell'ufficio della Polizia Municipale che raccoglie informazioni, perché attraverso questo è possibile contrastare la microcriminalità. Una città sicura è anche una città accogliente, e qui mi riferisco al tema dell'immigrazione, in cui si integrano le culture e le società, ma ad una condizione: quella del rispetto delle regole della società che ti accoglie. Le regole valgono, in un sistema democratico, senza alcuna discriminazione di sesso, di religione e di cultura o di razza, per tutti coloro che, di quel sistema, vogliono fare parte: tuttavia sia ben chiaro che fare parte del sistema significa accettare tutte le regole, comprese quelle fiscali, del lavoro, del rispetto degli altri e dei valori che, nei secoli, sono stati oggetto di battaglie democratiche per le quali si è versato sangue in nome della libertà di pensiero. Quei valori sono quelli democratici della cultura millenaria europea!
Siamo quasi giunti alla fine del nostro viaggio, di lettura in chiave di sintesi del nostro programma.
In qualità di portavoce, mi sia consentito dirvi una cosa che mi sta veramente a cuore: vedere cosa sta succedendo, in queste settimane, camminando nelle strade, tra i banchetti, nei negozi e nei caffé, insomma camminando tra la gente.

All'inizio l'ho vista crescere all'interno dei partiti che sostengono questa coalizione elettorale, in un modo che per me stesso, che faccio politica da molti anni, mi ha sorpreso: è stato vedere che tutti hanno deciso di fare la loro parte, hanno saputo superare gli interessi parziali in nome di un più ampio interesse collettivo, hanno voluto essere partecipi di un movimento più ampio, quasi impercettibile, dapprima, e poi via via crescente, come un'onda nel mare. E poi l'ho vista, grazie a voi, portata nelle strade, nelle piazze, nei sobborghi di Alessandria, nelle vie delle periferie, una voce che cresce, prima in sordina, poi farsi più forte, prima titubante, poi quasi spavalda, ma sempre più viva, come una luce che esce dall'oscurantismo, che prorompe incurante degli strumenti di comunicazione, dei proclami di regime, quasi irrispettosa ed irriverente delle regole ingessate, delle carte bollate, delle facce imbellettate.

E poi l'ho sentita, la sentiamo, tra la gente, nelle piazze: è la voce di chi ci ferma per la strada e ci chiede, ci provoca, ci incita, ci conforta, ci propone, ci esorta. E noi, noi che facciamo politica ed a volte ci stupiamo di come la gente, possa ancora darci la sua voce nonostante la sfiducia verso un mondo che la ha tradita, delusa, amareggiata, non dobbiamo fare altro che una cosa, una cosa umile e semplice: dobbiamo avere la capacità di ascoltarla, quella voce.
Quella voce ha un nome. Si chiama orgoglio di appartenenza, di essere, di vivere in una città, di essere alessandrini, e non solo contribuenti di una amministrazione lontana e sorda. Si chiama fuoco non sopito di partecipazione alla vita civile, alla vita pubblica, alla vita sociale. Si chiama diritto di voto, ed orgoglio di essere, prima ancora che numeri, che statistica, che votanti, un altra cosa. Si chiama identità di spiriti liberi, di spiriti pensanti al di là delle vuote ideologie di appartenenza, si chiama dignità delle persone!
Noi non dobbiamo, nelle sei settimane che restano alla fine di questo nostro viaggio, che oggi vi abbiamo raccontato, lasciare che questa luce si spenga, che questa voce si plachi, che questa gente sia nuovamente delusa.
Dobbiamo solo fare una cosa: saperla ascoltare.
Ho davvero finito.

Ringrazio voi tutti, indistintamente, per avermi dato l'onore di mettermi al vostro servizio. Non voglio chiudere con proclami altisonanti, ma con un messaggio semplice, modesto, quasi sommesso. Non riesco ad avere una immagine più nitida del nostro senso di essere qui, oggi, tutti noi, che quello di poterci immaginare un giorno, al termine del nostro incarico amministrativo, a camminare per la nostra città. E, ritornando alla immagine con cui ho iniziato questo racconto, se mi devo fare un augurio, mi auguro un giorno di camminare, una sera d'inverno, per Alessandria, attraverso la nebbia, e di potere onestamente osservare, non più come primo, ma come normale cittadino, di aver fatto, insieme a tante persone, tutto ciò che umanamente potevo per renderla ancora più bella di quanto, tanti anni prima, i miei occhi potevano soltanto, lontanamente, sognare.ulture e le società, ma ad una condizione: quella del rispetto delle regole della società che ti accoglie. Le regole valgono, in un sistema democratico, senza alcuna discriminazione di sesso, di religione e di cultura o di razza, per tutti coloro che, di quel sistema, vogliono fare parte: tuttavia sia ben chiaro che fare parte del sistema significa accettare tutte le regole, comprese quelle fiscali, del lavoro, del rispetto degli altri e dei valori che, nei secoli, sono stati oggetto di battaglie democratiche per le quali si è versato sangue in nome della libertà di pensiero. Quei valori sono quelli democratici della cultura millenaria europea!
Siamo quasi giunti alla fine del nostro viaggio, di lettura in chiave di sintesi del nostro programma.
In qualità di portavoce, mi sia consentito dirvi una cosa che mi sta veramente a cuore: vedere cosa sta succedendo, in queste settimane, camminando nelle strade, tra i banchetti, nei negozi e nei caffé, insomma camminando tra la gente.

All'inizio l'ho vista crescere all'interno dei partiti che sostengono questa coalizione elettorale, in un modo che per me stesso, che faccio politica da molti anni, mi ha sorpreso: è stato vedere che tutti hanno deciso di fare la loro parte, hanno saputo superare gli interessi parziali in nome di un più ampio interesse collettivo, hanno voluto essere partecipi di un movimento più ampio, quasi impercettibile, dapprima, e poi via via crescente, come un'onda nel mare. E poi l'ho vista, grazie a voi, portata nelle strade, nelle piazze, nei sobborghi di Alessandria, nelle vie delle periferie, una voce che cresce, prima in sordina, poi farsi più forte, prima titubante, poi quasi spavalda, ma sempre più viva, come una luce che esce dall'oscurantismo, che prorompe incurante degli strumenti di comunicazione, dei proclami di regime, quasi irrispettosa ed irriverente delle regole ingessate, delle carte bollate, delle facce imbellettate. E poi l'ho sentita, la sentiamo, tra la gente, nelle piazze: è la voce di chi ci ferma per la strada e ci chiede, ci provoca, ci incita, ci conforta, ci propone, ci esorta. E noi, noi che facciamo politica ed a volte ci stupiamo di come la gente, possa ancora darci la sua voce nonostante la sfiducia verso un mondo che la ha tradita, delusa, amareggiata, non dobbiamo fare altro che una cosa, una cosa umile e semplice: dobbiamo avere la capacità di ascoltarla, quella voce.
Quella voce ha un nome. Si chiama orgoglio di appartenenza, di essere, di vivere in una città, di essere alessandrini, e non solo contribuenti di una amministrazione lontana e sorda. Si chiama fuoco non sopito di partecipazione alla vita civile, alla vita pubblica, alla vita sociale. Si chiama diritto di voto, ed orgoglio di essere, prima ancora che numeri, che statistica, che votanti, un altra cosa. Si chiama identità di spiriti liberi, di spiriti pensanti al di là delle vuote ideologie di appartenenza, si chiama dignità delle persone!
Noi non dobbiamo, nelle sei settimane che restano alla fine di questo nostro viaggio, che oggi vi abbiamo raccontato, lasciare che questa luce si spenga, che questa voce si plachi, che questa gente sia nuovamente delusa.
Dobbiamo solo fare una cosa: saperla ascoltare.
Ho davvero finito.

Ringrazio voi tutti, indistintamente, per avermi dato l'onore di mettermi al vostro servizio. Non voglio chiudere con proclami altisonanti, ma con un messaggio semplice, modesto, quasi sommesso. Non riesco ad avere una immagine più nitida del nostro senso di essere qui, oggi, tutti noi, che quello di poterci immaginare un giorno, al termine del nostro incarico amministrativo, a camminare per la nostra città. E, ritornando alla immagine con cui ho iniziato questo racconto, se mi devo fare un augurio, mi auguro un giorno di camminare, una sera d'inverno, per Alessandria, attraverso la nebbia, e di potere onestamente osservare, non più come primo, ma come normale cittadino, di aver fatto, insieme a tante persone, tutto ciò che umanamente potevo per renderla ancora più bella di quanto, tanti anni prima, i miei occhi potevano soltanto, lontanamente, sognare".




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